La chiesa di San Biagio rinasce dopo il terremoto
Anche i bimbi delle elementari all’inaugurazione dopo i lavori di recupero Monito del vescovo Ghizzoni: chi uccide non può certo farsi chiamare martire
SAN BIAGIO. C’è voluto tempo, ma alla fine, dopo quasi cinque anni di lavori, ieri, in occasione della festa del patrono, è stato riaperta ufficialmente ai fedeli la chiesa di San Biagio. Una chiesa rimessa a nuovo in modo semplice senza fronzoli e la gente del paese, ma anche da Argenta e dalla vicina Romagna, non ha voluto mancare a questo evento. Infatti, in una chiesa gremita con diverse persone in piedi e con tutti i bambini delle scuole elementari, il vescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni insieme al sindaco Antonio Fiorentini, ha tagliato il nastro inaugurale, dando il via alla celebrazione religiosa dedicata al patrono San Biagio. «Un martire molto venerato nell’antichità sia in oriente sia in occidente - ha precisato il vescovo -. Famoso per quel miracolo ad un bambino al quale gli si era piantata una lisca di pesce in gola. È considerato un santo guaritore». Durante l’omelia, monsignor Ghizzoni, citando la figura di San Biagio, ha proposto due interessanti riflessioni: cosa significa essere martire e poi guaritore. Con estrema chiarezza, monsignore ha distinto tra chi, attraverso le guerre «giustifica la propria religione uccidendo e ritenendosi martire perché si fa esplodere: è un concetto strano anche dal punto di vista islamico; poi - ha aggiunto - c’è chi, martire cristiano, non ha ucciso ma è stato ucciso, come padre Massimiliano Kolbe: questo è il modello del martire cristiano che si mette al servizio degli altri». Parlando poi come si può essere oggi guaritore, soprattutto di fronte alle diverse malattie, a dipendenze e vizi che rovinano la vita ma che possono essere anche malattie dello spirito difficili da guarire, il vescovo ha spiegato che «compito di ogni cristiano è farsi carico del dolore, delle ingiustizie, delle violenze sugli altri. È un dovere quello di combattere con tutte le forze i mali proprio come ha fatto San Biagio martire». È spettato quindi al parroco don Michele Righetto («siamo molto contenti di questo parroco», confidava un sanbiagese al termine della messa), salutare e ringraziare la numerosa partecipazione ricordando inoltre che, grazie ai lavoretti dei bimbi del catechismo (buoni davvero), sono stati raccolti 500 euro e mandati ai bimbi dell’Africa.
Giorgio Carnaroli
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