«Stupito dagli avvisi agli ex dirigenti della Fondazione»
Il presidente Riccardo Maiarelli: profonda meraviglia per il coinvolgimento di Puglioli e Reggio nell’inchiesta Carife
«Oltre alla più completa meraviglia, non posso fare alcuna altra valutazione. Non sono in grado di avere informazioni precise su una vicenda di per sè già molto delicata, con un’indagine in corso di cui non sono noti gli atti».
Il presidente della Fondazione Carife Riccardo Maiarelli ha appreso con profondo stupore il coinvolgimento degli ex vertici della vecchia Fondazione - gli allora presidenti Piero Puglioli e segretario Guido Reggio - nella maxi inchiesta sull’aumento di capitale della banca, operazione finita nel mirino della procura ferrarese. Il riserbo di Maiarelli è speculare agli interrogativi sulle ragioni che hanno portato a indagare i due ex dirigenti. La Fondazione non partecipò infatti al contestato aumento di capitale sociale, e anzi più di tutti è stata travolta dal dissesto bancario, sia in termini di azioni perdute che di patrimonio. Danni che fino a questo momento non hanno indotto la Fondazione a prendere posizione negli altri procedimenti in corso (davanti al Tar così come davanti al Tribunale delle Imprese) nè contro gli ex vertici Carife, nè della vecchia Fondazione. Gli scenari che stanno emergendo dal lavoro dei pubblici ministeri Stefano Longhi e Barbara Cavalli, coordinati dal procuratore capo Bruno Cherchi, non appaiono ancora definiti proprio riguardo alle posizioni dell’ex direttore e dell’ex segretario, per i quali si può solo azzardare l’ipotesi di responsabilità relative al ruolo della Fondazione come garante, nei confronti di Bankitalia, nell’operazione di aumento di capitale. Quest’ultimo, secondo la procura, era stato ottenuto in modo “drogato”: non riuscendo a raggiungere la quota di 150 milioni di euro imposta da Bankitalia, Carife avrebbe fatto ricorso a una compravendita fittizia di azioni, attraverso triangolazioni con gli altri quattro istituti di credito finiti nell’inchiesta: Banca Popolare di Bari, Banca Popolare di Cividale, Banca Popolare Valsabbina e Cassa di Risparmio di Cesena. «Sto ancora aspettando di visionare la delibera contestata - dichiara a questo proposito l’avvocato Marco Martines che assiste il presidente di CariCesena Germano Lucchi - ma l’acquisto di azioni Carife mi appare con tutta evidenza come un investimento, e non come un tentativo di gonfiare il capitale di Carife». Circostanze che i 54 indagati potranno spiegare ai magistrati negli interrogatori fissati nel mese di febbraio. L’inchiesta, prorogata fino a giugno, contesta agli indagati a vario titolo una serie di reati che vanno dalla bancarotta patrimoniale all’aggiotaggio, dai falsi in prospetto all’ostacolo alla vigilanza.
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