Due questioni sociali sugli specchi
Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulla riconversione del problematico edificio
di LUCA TRAINI
FERRARA. Riconvertire l’aborto del Palaspecchi in un condominio popolare monstre, con i milioni di Cassa depositi e prestiti e dell’Acer. L’amministrazione comunale di Ferrara, che benedice il progetto, lo indica come l’unica concreta possibilità di restituire alla città un’area divenuta terra di nessuno (e fonte di uno stillicidio di attacchi politici – conta anche quello) in cui non riesce a far rispettare neppure un’ordinanza di bonifica, per tacere del resto. Gli investitori sarebbero definitivamente convinti e venerdì è emersa anche una sommaria indicazione sull’avvio dei lavori: “entro la primavera”.
Io non so se la strada tracciata sia davvero l’unica percorribile, ma ritengo che inneschi almeno due rischi di ordine sociale, su cui è doveroso riflettere. Partendo dalla constatazione che il modello dei palazzoni rispolvera fuori tempo massimo una concezione fallimentare, mentre l’urbanistica contemporanea punta a disarticolare le aggregazioni, abbatte Vele ed alveari, e quando può realizza quartieri giardino. Giardino, proprio, come quello che Ferrara ha fatto appassire.
Gli Specchi sono un enorme scatolone di 48.500 metri quadri; il progetto prevede di realizzarvi un condominio di 268 unità, molte più che nel famigerato grattacielo che tra torri e blocco di collegamento si ferma a 190. Una soluzione? Al contrario, una concentrazione. Con i rischi sociali che ne conseguono. E il peccato originale di aver deciso non sotto la spinta di un’emergenza abitativa che nella Ferrara dagli appartamenti vuoti non c’è, ma per trovare una funzione e un senso ad una struttura male immaginata e peggio gestita.
Duecentosessantotto unità in affitto a prezzi sociali, sotto i valori di mercato, in una città in cui l’immobiliare è da anni in stato comatoso, non può che spingere i prezzi dell’esistente sotto il minimo in cui sono già finiti. Un problema che non tocca i proprietari di ville e palazzi nobiliari meno esposti alla svalutazione, ma brucia le famiglie che hanno investito in un appartamentino, e magari in un pacchetto di azioni Carife. Con la banca sappiamo come è finita.
Buona domenica
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