Ferrara, controlli del vicinato con regole rigidissime
Protocollo Comune-Prefettura: osservare e riferire, vietati i pattugliamenti Solo il coordinatore dei volontari potrà contattare le forze dell’ordine
FERRARA. Via libera ai Controlli del vicinato, la versione “soft” delle ronde anti-crimine dei cittadini, con regole ferree per evitare ogni tentazione di giustizia fai-da-te. La giunta comunale ha infatti approvato il protocollo d’intesa con la Prefettura che sarà firmato dal sindaco Tiziano Tagliani e dal rappresentante di governo, Michele Tortora, che costruisce la gabbia all’interno della quale organizzare l’azione diretta dei residenti in particolare delle frazioni «attraverso il recupero delle regole di buon vicinato e di attenzione sociale, a sostegno delle attività di prevenzione dei furti delle abitazioni e della criminalità diffusa in generale, consentendo altresì alle Forze di Polizia di giovarsi del più ampio quadro informativo anche attraverso la partecipazione delle comunità di riferimento». Il riferimento normativo è la direttiva del ministero dell’Interno del 30 aprile 2015, e infatti lo stesso ministero ha espresso il 13 gennaio parere favorevole al progetto, che ricade nel Patto istituzionale per Ferrara sicura.
In concreto, questi gruppi di Controllo di vicinato dovranno «svolgere una mera attività di osservazione riguardo a fatti e circostanze che accadono nella propria zona di residenza (ad esempio, passaggi ritenuti sospetti di macchine o persone, allarmi, rumori)». A loro «è severamente vietata qualsiasi iniziativa personale, ovvero qualunque forma, individuale o collettiva, di pattugliamento del territorio», e si dovranno limitare a «comunicare ai coordinatori dei gruppi, secondo le modalità operative che verranno individuate, le informazioni d’interesse, astenendosi in ogni caso dall’assumere comportamenti incauti e imprudenti». Saranno i soli coordinatori di questi gruppi, poi, che terranno i contatti con le forze di polizia e con la Polizia municipale.
Il Comune, e i suoi Vigili urbani, s’impegna a installare i cartelli di avviso nelle strade cittadine interessate alla sperimentazione (tipo “zona sottoposta a Controlli del vicinato”), promuovere assemblee pubbliche raccogliendo le comunicazioni sulla nascita di questi gruppi, e vigilare che i controlli «non sconfinino in eventuali, possibili forme di pattugliamento attivo, individuale o collettivo del territorio». Sono previsti incontri con la popolazione sui delitti più frequenti nel territorio e per dare suggerimenti su come proteggersi. (s.c.)
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