Ferrara, l'appello dei sindacati della sanità: «Sindaci, dovete tutelare i pazienti»
Cgil, Cisl e Uil: il territorio non va sguarnito. E in sala operatoria, al Sant’Anna, ci saranno meno infermieri
FERRARA. Cari sindaci, se non fate attenzione a come si modifica l’organizzazione dei servizi sanitari sul territorio rischiate di danneggiare i cittadini perché disagi e disfunzioni rischieranno di compromettere un servizio decisivo come la sanità pubblica. Il grido d’allarme arriva dai sindacati Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl, che all’indomani dell’emergenza legata alla piccola chirurgia, con gli interventi rinviati al Sant’Anna per mancanza di posti letto, propongono di aprire l’orizzonte su un ventaglio di nodi irrisolti della sanità locale.
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L’analisi dei tre sindacati fa un passo indietro per ricordare che buona parte di quanto sta avvenendo oggi nel sistema sanitario ferrarese è figlio del piano strategico 2013-2016 approvato a suo tempo dalla Conferenza sanitaria territoriale. Una delle priorità perseguite nel triennio è stata l’integrazione di funzioni e servizi fra le due aziende sanitarie, «un percorso non del tutto scontato, in un momento storico dove facilmente si cambia rotta e persino meta». Sono calati, ad esempio, i posti letto»: del 20% negli ultimi cinque anni, scrivono i sindacati, applicando i parametri del decreto 70/2015 che ha fissato un rapporto posti letto/residenti al 3.7 per mille. Altri effetti della riorganizzazione sono stati la chiusura di tre ospedali (Bondeno, Copparo e Comacchio) e il trasferimento del Sant’Anna a Cona (2012).
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«Oggi ci troviamo a gestire l'ipotesi di rimodulazione delle presenze assistenziali all’interno delle degenze - riporta il documento comune - e con la giustificazione del piano di rientro al Sant’Anna (l’obbligo di recuperare alcuni milioni di euro per uno sforamento nel bilancio del 2015, ndr) assistiamo auna richiesta di diminuire le presenze di infermieri addetti alla cura dei pazienti ricoverati. Verosimilmente ci saranno meno infermieri all'interno delle sale operatorie, in reparti complessi come la rianimazione». Critica, si denuncia nello scritto,è anche la situazione in pneumologia dove con giochi di equilibrismo tra la chiusura e riapertura dei posti letto, quando si chiudono dei posti letto si diminuisce il personale assistenziale e non lo si reintegra nel momento del ripristino» dell’assetto preesistente. Delle due l'una, commentano i tre sindacati, «o il personale è parte fondamentale di un buon sistema sanitario, ed è considerato un investimento oppure no. Basta dirlo con chiarezza». Poi c’è una questione posta dalla riorganizzazione delle degenze, sempre all'interno dell’ospedale Sant’Anna.
Quella della «Medicina e Chirurgia d'urgenza altro non è che il fallimento organizzativo di chi l'ha pensata e attuata - sottolineano i sindacati - Nonostante ciò il problema dei ricoveri e della carenza di posti letto non si è risolto, anzi stiamo assistendo quotidianamente ad un continuo "miscuglio" di pazienti come per esempio un paziente operato alla testa nel reparto di neurochirurgia con a fianco un paziente internistico con la polmonite!» La scelta di aumentare i posti letto (negli ultimi 5 anni in provincia ne sono stati tagliati circa 450) sarà applicata «convertendo posti di Day Hospital in degenze ordinarie ma nessuno dice in modo esplicito che le prestazioni che prima venivano garantite con i posti di Day Hospital verranno poi effettuate in regime ambulatoriale, il che vuol dire il pagamento di un ticket e quindi l'aumento della spesa sanitaria a carico dei cittadini». Sul personale le cose non sono andate molto meglio.
Nel 2016 «entrambe le aziende sanitarie hanno fatto fronte alle cessazioni (pensionamenti e dimissioni, ndr), anziché come previsto con personale a tempo indeterminato, esclusivamente assumendo personale a tempo determinato aumentando esponenzialmente il precariato». È stato inoltre «disatteso l’accordo sottoscritto tra il presidente della Regione e Cgil-Cisl-Uil riguardante il Piano di assunzione straordinario aggiuntivo per far fronte ad esigenze organizzative e rispetto della legge 161 (sull’orario di lavoro, ndr). A fronte di 37 unità per entrambe le aziende previste registriamo una sola assunzione». E ancora: il processo di integrazione delle due aziende avviato nel 2015 con l’unificazione delle funzioni amministrative è rimasto a metà strada: «La costituzione dei servizi comuni vede il servizio di gestione del personale lavorare separatamente - concludono gli autori del documento - addirittura nella stessa palazzina in due piani diversi e non integrati tra essi; registriamo quotidianamente la difficoltà dei dipendenti coinvolti che si trovano a gestire mole di lavoro, "aziendali", importanti e che non riescono a mettere a sistema l'attività complessiva». (gi.ca.)
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