Pomposa, chioschi abbandonati e strade senza uscita
L'abbazia è uno dei monumenti più visitati d’Italia ma i commercianti piangono: «Con il nuovo progetto siamo penalizzati e dobbiamo chiudere i chioschi»
POMPOSA. È uno dei monumenti più visitati d’Italia. Quattro le strutture nel ferrarese presenti nell’elenco dei musei, dei monumenti e delle aree archeologiche statali diramato dal Ministero. Al primo posto, per numero di visitatori ci sono l’Abbazia di Pomposa e il relativo Museo Pomposiano con 71.429 turisti. «Mah - commentano con scetticismo coloro che nel complesso lavorano con negozi e ristoranti - noi tutto questo entusiasmo non lo capiamo, anzi. Qui è una tristezza e nessuno interviene». Millenario crocevia della cristianità tra la storia, la cultura, le chiese, i palazzi, le piazze, la vita di Ravenna e Venezia, l’Abbazia di Pomposa, luogo per secoli depositario di saggezza e cultura e culla di una delle più importanti rivoluzioni umane lancia oggi un grido d’aiuto.
«Una volta qui si stava bene, l’economia girava e molti di noi hanno deciso di provare investimenti importanti - dicono alcuni commercianti proprietari di attività all’interno del complesso - Si entrava dal viale direttamente dalla Romea, un viale bellissimo fatto di pioppi e si arrivava ai chioschi che erano ben visibili dalla strada, tanto che in molti si fermavano anche solo per una breve tappa, per mangiare qualcosa, per rilassarsi durante un viaggio».
E poi? «Poi hanno deciso che le cose dovevano andare meglio, che l’Abbazia di Pomposa sarebbe dovuta diventare meta quasi obbligata per i turisti ed hanno messo in piedi un progetto dalle grandi cifre». Nel 2013 il Comune di Codigoro ha approvato il preliminare per la sistemazione complessiva del parco per una spesa complessiva di 237mila 592 euro. Di questi, a quanto pare, ne sono però arrivati meno della metà e ad occhio attento non sfuggono particolari importanti.
«I chioschi sono stati spostati sul retro - vanno avanti da Pomposa - così come i bagni. Le strutture sono private, mentre il suolo è del Comune. Molti di noi hanno investito tutto quello che avevano in quelle casette, molte delle quali versano oggi in stato di abbandono e degrado». E di chi è la colpa? «Di tutti e di nessuno. Non guadagnando abbastanza non si riesce a mantenerli. Con il brutto tempo di questo inverno, due si sono scoperchiati, non c’è più nemmeno il tetto. In altri sono entrati i vandali e i ladri portando via tutto quello che hanno potuto. Questo perché sono stati messi in una posizione infelice, nascosta e scomoda. Non riescono nemmeno a trovare una ditta che voglia prendere in gestione la pulizia dei bagni: non conviene a nessuno».
Nonostante la giornata invernale, i clienti arrivano al ristorante, anche se il percorso è a ostacoli. Non c’è infatti un accesso diretto, bisogna percorrere diverse centinaia di metri a piedi perché il vialetto è stato chiuso con una catena. Infine, anche il palazzo che ospita la sede del Cfp è al momento inutilizzato. «Un patrimonio inestimabile che rischia di essere dimeticato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
