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Morì al Sant’Anna, due medici assolti

di Daniele Predieri
Morì al Sant’Anna, due medici assolti

L’intervento fu eseguito correttamente dai chirurghi Anania e Resta. Per il giudice «il fatto non costituisce reato»

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Impiega un’ora in camera di consiglio il giudice Luca Marini per decidere dopo un lungo, tecnico e articolato processo che vedeva imputati di concorso in omicidio colposo due medici-chirurghi del Sant’Anna di Cona: «assolti perchè il fatto non costituisce reato». Assolti perchè non commisero nessun errore, i due medici Gabriele Anania e Giuseppe Resta, assolti dall’accusa di aver causato la morte di un paziente Gaetano Lamburghini, agente immobiliare di 66 anni, che morì il 21 giugno 2014 all’ospedale di Cona in seguito alle complicazioni di due diversi interventi chirurgici, legati ad una patologia oncologica che i chirurghi cercarono di attenuare operando- questo è emerso al processo - e rispettando le linee guida indicate per analoghi casi. La famiglia Lamburghini (moglie e i tre figli) assistiti dall’avvocato Dario Bolognesi, invece, e sulla base di consulenze tecniche di parte, sostenevano vi fossero stati quantomeno errori nella scelta della tecnica chirurgica. Tesi che tuttavia non è stata accolta sia dai consulenti delle difese dei due medici-chirurghi, sia da quelli dell’accusa, pm Giuseppe Tittaferrante che ha seguito l’intera inchiesta e che ieri in aula, a conclusione del processo, aveva chiesto l’assoluzione. Del resto, ripercorrendo al cronologia di inchiesta e processo stessi, occorre ricordare che in un primo momento furono indagati 25 tra medici e sanitari, tutti coloro che ebbero la gestione sanitaria di Gaetano Lamburghini che venne ricoverato per un esame di colonoscopia e quindi dagli esami che seguirono venne individuata una patologia oncologica. E su questa operarono i due medici-chirurghi che ebbe però complicazioni che portarono al decesso. E quindi all’inchiesta che indicò alla procura, dopo le consulenze medico-legali, nessuna responsabiltà, tanto che chiese l’archiviazione per i 25 sanitari. La parte civile, avvocato Bolognesi, con una corposa memoria e una perizia tecnica, ottenne dal gip Silvia Marini l’imputazione coatta per i due medici (tutti gli altri archiviati), obbligando la procura a chiedere il processo, necessario per chiarire l’intera vicenda. Per la quale il giudice Luca Marini ha deciso per l’assoluzione più piena. «Incubo finito? Niente affatto - spiega il dottor Anania - Il pensiero di quello che è successo non cancella nulla, se è vero che la sentenza chiude il processo, resta la frustrazione che la medicina di fronte a questi fatti è impotente, come lo è chi fa questo lavoro. Ero tranquillo su ciò che era stato fatto: ringrazio ufficio legale, azienda, consulenti e i miei legali».

Gli avvocati Michele Ciaccia e Marco Linguerri: «Ci si è trovati di fronte ad un processo molto difficile per le vicende umane che si sono intrecciate alle risultanze scientifiche - spiegano - . Riteniamo che i nostri assistiti abbiano operato correttamente con la massima professionalità: quella professionalità che la sentenza ha riconosciuto loro».

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