S.Anna sold out: 637 letti occupati su 637
Il picco del pienone registrato la scorsa settimana. Un paziente: per me niente ricovero. La polemica sulla Rianimazione
La settimana scorsa l’ospedale Sant’Anna avrebbe potuto esporre il cartello “posti esauriti” o “sold out”. Dei 637 posti disponibili, aggiuntivi compresi, una mattina ne era stati occupati esattamente...637. Questo non significa che in caso di emergenza non sarebbe stato trovato un posto letto attivandone uno qua e là, perché, come dicono in ospedale, «un posto letto in più si trova sempre».
Ma la notizia conferma che la sanità locale ha la febbre e che dietro il pienone di queste settimane si nasconde più di una motivazione. L’influenza? Certo. Ma forse più all’inizio di gennaio che alla fine. Le patologie dei pazienti più anziani hanno dato il loro contributo con bronchiti, polmoniti e altri malanni legati alla stagione che colpiscono con maggiore severità chi sconta anche altri problemi di salute. Poi ci sono le mancate dimissioni perché chi doveva essere messo in uscita dal Sant’Anna e necessitava di ulteriore assistenza medica non poteva essere accolto nelle strutture di lungodegenza per lo stesso motivo: eccesso di afflusso. E non è finita. C’è il calo di oltre 400 posti letto in provincia tagliati negli ultimi cinque anni per l’adeguamento a norme nazionali che ha fatto decollare gli accessi al pronto soccorso e alle degenze del Sant’Anna dalla provincia. Questo aspetto è di natura strutturale, non si aggiusta cioè da un giorno all’altro, e sta innescando le preoccupazioni di sindaci, sindacati e amministratori del territorio. «Le cose stanno leggermente migliorando negli ultimi giorni - spiega il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera, Eugenio Di Ruscio - Siamo riusciti a dimettere 14 pazienti e questo ci dà un po’ di respiro».
La pressione sui ricoveri però resta alta e l’ospedale ha dovuto temporaneamente sospendere gli interventi della chirurgia non urgente e programmabile. Sono stati dilazionati anche i ricoveri per terapie che vengono somministrate sotto il controllo dell’ospedale. Lo racconta un paziente sessantenne residente a Ferrara che necessita di un trattamento medico da abbinare a una sorveglianza clinica: «Finalmente mi hanno detto che nel reparto da cui sono seguito con scrupolo e attenzione da oltre 20 anni sarà possibile curarmi con un farmaco che allevia gli effetti della patologia. Avrei dovuto essere ricoverato all’inizio di dicembre ma mi hanno detto che non c’era posto. L’attesa si è prolungata di qualche settimana, ma ora - a due mesi di distanza - la prospettiva che si è aperta prevede una modifica dell’assistenza: day hospital anziché ricovero ordinario. Mi chiedo perché un ospedale così grande e centrale nel sistema sanitario della provincia debba trovarsi nella condizione di respingere una parte dei pazienti».
Intanto sale il disagio in alcuni reparti col nervo scoperto. I sindacati Cgil, Cisl e Uil la scorsa settimana hanno battuto l’accento sul possibile calo degli infermieri in sala operatoria, al Sant’Anna, e su un problema di personale in Rianimazione. In ospedale si dice che due infermieri diurnisti saranno trasferiti a fine febbraio dalla Rianimazione (10 posti letto più 1 per eventuale emergenza ricoveri) alla Terapia intensiva perchè quest’ultimo servizio sarà potenziato con ulteriori due posti letto (da 6 a 8). In pratica si aumenterebbe l’impegno, già molto intenso, degli infermieri della Rianimazione per adeguare il personale della Terapia intensiva che dovrà seguire stabilmente due pazienti in più. Ma l’azienda sanitaria risponde che «questo non comporta affatto una riduzione di personale. Parliamo piuttosto di una redistribuzione e di turni di lavoro che consentiranno di poterlo gestire al meglio. In realtà il personale sarà potenziato - dice la responsabile della direzione delle professioni, Rita Maricchio - Ci sono sei infermieri in formazione, già assunti, che entreranno nei turni appena saranno pronti per svolgere la loro attività in servizi delicati come Rianimazione e Terapia intensiva che l’azienda gestisce in modo coordinato». Calerà il personale in sala operatoria?
«Non è proprio così - replica Rita Maricchio - è vero che per la chirurgia a bassa complessità si sta cercando di capire se invece di tre infermieri in turno possono essercene due. Il personale che “si risparmia” in questo modo sarà impiegato in «altri interventi», aggiunge Rita Maricchio. Al momento però “minori” sono sospesi, come ha spiegato il Sant’Anna nei giorni scorsi, per overbooking. (gi.ca.)
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