Carife, interrogatori a vuoto E allora si chiude a marzo
Crac aumento di capitale: molti dei 33 indagati non rispondono agli inquirenti Avanti per tutto febbraio, poi decide la procura. Processo in estate, alla Fiera
Sta diventando sempre più un processo di carta, quello sul crac Carife legato all’aumento di capitale da 150 milioni deciso e raggiunto nel l’estate 2011. Perchè alle tante carte raccolte in due anni di indagini, ora si aggiungono quelle inviate a procura e finanza dai 33 indagati (la maggior parte) con le quali dichiarano di avvalersi della «facoltà di non rispondere»: lo hanno fatto e lo stanno facendo depositando materialmente, attraverso legali ferraresi, la rinuncia a comparire o via pec, posta elettronica certificata, destinazione gli uffici della finanza e della procura, perchè non avrebbe senso venire a Ferrara, da Brescia o Cesena (29 gli indagati esterni), per ripetere la formula di rito («mi avvalgo della facoltà di non rispondere») e senza sottoporsi all’interrogatorio.
Interrogatori al buio
Dopo la raffica degli ultimi 33 avvisi di garanzia/inviti a rendere interrogatorio, indagati e avvocati concretizzano le strategie difensive, partendo da un principio: «Evitare il più possibile un interrogatorio al buio», senza conoscere gli atti d’accusa. Come era accaduto questa estate con la prima tranche dei 21 indagati, 17 ex amministratori Carife e 4 dirigenti di banche esterne (Valsabbina, PopCividale, PopBari e CariCesena interessate alla sottoscrizione incrociata di azioni trasformata dall’accusa nel reato di crac patrimoniale per patrimonio fittizio), procura e finanza avevano scelto di non chiudere l’inchiesta (potevano già farlo a luglio), dando la possibilità agli indagati di fornire spiegazioni alle contestazioni. E così era stato replicato per i 33 indagati della settimana scorsa. Ma, eccepivano ieri e lo ripetono oggi i legali, non si può accettare un interrogatorio senza conoscere gli atti d’accusa, se non nella formulazione generica dei reati: aggiotaggio, falsi in prospetto e ostacolo alla vigilanza, e anche bancarotta patrimoniale. Da qui la scelta difensiva di non farsi interrogare (per molti dei 21 indagati di questa estate era accaduto questo), scelta che fa andare a vuoto buona parte dei 33 interrogatori fissati. E allora, in questo modo, per l’inchiesta sul crac dell’aumento di capitale si stringono sempre più i tempi.
Si chiude tutto a marzo
Secondo la previsione degli addetti, se a fine febbraio si concluderà la tornata di interrogatori (fissati), subito dopo i pm Longhi, Cavallo e Cherchi decideranno e l’inchiesta chiuderà entro marzo - dopo aver rivisto le posizioni dei 53 indagati - col deposito dell’atto di fine indagine. E visti ciò che è accaduto da luglio ad oggi, i tempi dell’inchiesta sembrano scanditi: entro l’estate verrà fissata l’udienza preliminare e sarà questa la prima verifica sul caso Carife. Un maxi-processo nei saloni della Fiera, per ospitare le migliaia di parti lese, gli azionisti raggirati.
Daniele Predieri
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