Cona, occhio al project financing
L’azienda S. Anna affida un incarico per valutare la rinegoziazione
Il project financing che ha legato mani e piedi dell’azienda ospedaliera di Ferrara costa troppo e proietterà per 30 anni i suoi effetti pesanti sui bilanci del Sant’Anna. Per questi motivi, come aveva già annunciato il direttore generale Tiziano Carradori, l’azienda ha compiuto il primo passo preliminare per rinegoziare l’oneroso contratto di gestione dei servizi non sanitari (pulizie, ristorazione, lavanderia etc.) affidando, il 3 febbraio scorso, per 15mila euro un incarico di consulenza valido sei mesi al prof. Enrico Bracci, del Dipartimento di Economia e Managemente di Unife, per verificare se e a quali condizioni è possibile contenere l’impatto dell’accordo stipulato un decennio fa tra Sant’Anna e consorzio Prog.Este. Un accordo in base al quale le ditte costruttrici si impegnavano a contribuire ai costi di costruzione dell’ospedale con un esborso di oltre 40 milioni di euro in cambio della gestione dei servizi non sanitari.
Due gli aspetti che dovranno essere sondati dal consulente: la sostenibilità economico-finanziaria del project financing, come è scritto nello stesso testo della delibera approvata dal Sant’Anna, simulando diversi scenari che potrebbero servire da base per la rinegoziazione e la «valutazione dei profili giuridici», indispensabile per evitare conflitti legali se e quando sarà eventualmente modificato il contratto.
La partita sulla sostenibilità economica del project financing è aperta ormai da anni e ha prodotto un contenzioso che ha imposto all’azienda diversi passaggi davanti al giudice. Carradori ha più volte denunciato la ricaduta negativa di quel patto sulle finanze dell’ospedale e nell’ultima conferenza territoriale ha apertamente parlato di «esplosione di costi» (+71% rispetto all’era pre-Cona per le manutenzioni e +51% per i servizi non sanitari). I sindacati da tempo chiedono la revisione di quell’accordo. La Uil-Fpl ha pubblicamente chiesto, la scorsa settimana, di annullare il contratto per «sopravvenuta onerosità dei costi», che «dissolvono denaro pubblico».
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