Paga il compagno di cella per ammazzare la sua ex
Ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentato omicidio a carico di Mauro Fabbri. L'uomo nel 2010 aveva già accoltellato la compagna che lo aveva lasciato. Dall'Arginone tramava per eliminarla per non pagare i 500mila euro di risarcimento. Le indagini di procura e carabinieri lo hanno incastrato
FERRARA. Nel 2010 l'aveva accoltellata al collo e al viso perché non sopportava di essere stato lasciato. Aveva aspettato Lucia sotto casa a Mirabello e l'aveva aggredita con ferocia, e la vittima si era salvata solo perché una grossa sciarpa aveva attutito i colpi. Ora Mauro Fabbri, imprenditore agricolo bondenese di 55 anni già condannato in Appello a 8 anni e 6 mesi per tentato omicidio e lesioni personali gravissime, è accusato una seconda volta di aver tentato di ammazzare la ex, ordinando il delitto dal carcere. I carabinieri del Nucleo Investigativo della Compagnia di Ferrara gli hanno notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip a fronte delle prove e dei riscontri raccolti in mesi di indagini coordinate dalla procura di Ferrara con il pm Barbara Cavallo e il procuratore capo Bruno Cherchi.
Mauro Fabbri, come già raccontato dalla "Nuova Ferrara", era tornato da mesi nel mirino degli inquirenti. Da quando un altro detenuto dell'Arginone, un cittadino bulgaro condannato a 7 anni per truffa, si era rivolto al Magistrato di Sorveglianza riferendogli della proposta criminale avanzata da Fabbri. I due avevano familiarizzato durante l'ora d'aria; Fabbri non ne voleva sapere di pagare alla ex 500mila euro di risarcimento danni, come stabilito dal Tribunale Civile. Aveva così deciso di "risparmiare" offrendo al bulgaro 75mila euro tra denaro (25.000 euro), un Suv Renault Koleos e un trattore Lamborghini in cambio del "favore" di eliminare la donna, sperando così di "estinguere" il risarcimento (che, in realtà, sarebbe stato destinato al figlio della vittima). L'omicidio sarebbe stato compiuto, secondo i patti, da alcuni familiari del bulgaro. Sulla posizione di quest'ultimo - come hanno spiegato il capitano Andrea Desideri, comandante provinciale dei carabinieri, e il colonnello Marco De Martino, comandante del Reparto Operativo - sono ancora in corso accertamenti: l'uomo ha avvertito gli inquirenti, ma non prima di avere incassato da Fabbti parte del denaro e i due mezzi.
Lo scambio di beni era avvenuto tra persone legate alle famiglie dei due detenuti, e sarebbe stato giustificato dalla volontà di Fabbri di aiutare economicamente l'amico di detenzione, afflitto da alcuni problemi familiari. Al tempo stesso, però, alcuni parenti del detenuto straniero avevano cominciato a compiere diversi sopralluoghi attorno alla casa della donna, e la circostanza aveva rafforzato la vigilanza da parte dei carabinieri: "La vittima - hanno sottolineato i dirigenti dell'Arma - non è mai stata abbandonata". La donna, tempo fa, aveva scritto alla Nuova una lettera in cui sfogava tutta l'amarezza di vittima scampata per miracolo a un delitto, e ora costretta a vivere in uno stato di costante terrore.
Dopo le rivelazioni del bulgaro, in realtà, la macchina investigativa si era messa in moto. I due erano stati messi nella stessa cella per poter effettuare delle intercettazioni. "Fin da subito - ha spiegato il colonnello De Martino - le loro conversazioni hanno dato pieno riscontro a ciò che aveva detto il cittadino bulgaro sentito a sommarie informazioni dai magistrati alla fine del 2015 e all'inizio del 2016". Le prove raccolte sono state valutate dal Gip che ha emesso una custodia cautelare in carcere, per tentato omicidio, a carico di Fabbri, la cui permanenza all'Arginone sembra destinata a prolungarsi.
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