«Tra i soci Ascom hanno retto alla crisi i negozi storici»
Amelio traccia l’andamento dell’attività degli iscritti Continua la difficoltà delle imprese per nuovi investimenti
CENTO. «Oltre il 20% degli esercizi commerciali di Cento è nuova impresa, mentre circa la metà supera i 20 anni di attività. Sono quindi i negozi storici ad aver retto ai colpi inferti della crisi e dal post terremoto». A tracciare un bilancio dell'andamento del commercio di vicinato nel Centese, è il presidente di Ascom Cento Marco Amelio. In base al focus di Ascom Cento relativo agli associati, risulta che «nel Centese, il saldo tra chiusure e aperture, registra un leggero aumento di attività. Si riscontrano poi segnali di stabilità con una piccolissima ripresa nelle vendite rispetto al 2015, grazie anche al miglioramento del clima di fiducia dei consumatori. Il 2016 ha evidenziato un andamento stabile delle vendite per oltre il 70% degli operatori. Si conferma un trend positivo delle vendite nei saldi». Per le tendenze d'acquisto, nel 2016 si è registrato «un andamento pressoché costante per il settore dell’alimentare, mentre l'abbigliamento soffre. Vivace l'elettronica. Trend positivo, poi, per gli esercizi pubblici. Un settore che anche a Cento sta evolvendo, andando ad abbinare diversi servizi come bar, pasticceria e forno. Per i ristoranti la situazione è più stabile. Le sagre hanno intercettato un bisogno diverso, più legato alla famiglie, ma sempre meno tradizionali e a prezzi sempre più alti». E, spiega il presidente Ascom, il commercio di vicinato si trova a «confrontarsi con nuovi paradigmi, come il commercio online, le promozioni attraverso i social network, con nuovi modelli di consumo e nuove generazioni di consumatori, che richiedono un cambiamento di prospettiva. Anche le clienti 60enni oggi si affidano ai social per scegliere punti vendita e prodotti». Per quanto riguarda gli investimenti, «a fronte dell'attuale periodo congiunturale, si conferma la difficoltà da parte delle imprese associate Ascom ad investire. L'investimento rimane comunque importante perché genera effetti moltiplicativi per l'economia locale». Amelio ricorda come «il Ferrarese, abbia vissuto momenti delicati, dettati dalla crisi della Carife che ha inevitabilmente coinvolto anche il Centese». Del resto, «lo strumento del microcredito risulta efficacie in particolar modo per le imprese in start-up». Fino ad oggi, riferisce poi Amelio, le imprese «hanno avuto la convinzione di essere autosufficienti sul mercato, che fosse sufficiente il 'fai da te', ma ora servono nuovi modelli che tengano conto delle marginalità, dei fatturati, degli investimenti ecc. Nel 2016 risultano essere ancora pochi gli esercenti centesi (circa il 20%) che intendono affidarsi ad esperti per chiedere consulenze». In base ai dati emersi da una ricerca svolta dall'università di Bologna e da Aster, prosegue Amelio «gran parte delle imprese nasce anche nel Centese attraverso l'investimento dei risparmi della famiglia. Ma per sopravvivere, devono dimostrare di saper resistere alle sfide del mercato. Se non assistite, i dati dimostrano che le nuove attività in gran parte rischiano di chiudere dopo 2 anni». Ora - riferisce Amelio - la vera sfida «anche per gli imprenditori commerciali di Cento, sta nel fatto di dover pensare e progettare con maggiore duttilità allineandosi sempre più alle richieste di mercato, , senza comunque rinunciare a qualità e professionalità». (b.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
