«Ergastolo per i due assassini di Paula»
La Corte d’Assise di Rovigo ha condannato al massimo della pena la coppia imputata per l’omicidio della giovane romena
«Ora dormirò un po’ più tranquillo, sapendo che giustizia è stata fatta».
Così, con malinconica soddisfazione, Aurelian Burci ha accolto la sentenza con cui la Corte d'Assise di Rovigo ha pronunciato ieri la condanna all'ergastolo per gli aguzzini di sua sorella Paula, massacrata di botte a 19 anni, bruciata e ritrovata sull'argine del Po a Zocca la mattina di Pasquetta del 2008. Un doppio ergastolo, dunque, per l'idraulico di Villadose Sergio Benazzo e per l'ex compagna Gianina Pistroescu, romena come la vittima.Già la Corte d'Assise di Ferrara nel 2012 e successivamente la Corte d’Assise d’Appello di Bologna aveva condannato un anno dopo i due al massimo della pena, ma la Cassazione aveva annullato la sentenza per una questione tecnica di incompetenza territoriale, e il processo era ricominciato a Rovigo.
I giudici polesani sono arrivate alle stesse conclusioni. Paula venne “punita” perché si era ribellata al suo destino di sfruttamento e prostituzione, e gli inquirenti ritengono che i due condannati abbiano agito in concorso con altre persone, mai individuate. La Corte d’Assise ha anche stabilito una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro per ciascuna delle cinque parti civili, in attesa del risarcimento da fissarsi in sede civile.
Paula subì un pestaggio punitivo che forse degenerò. Ma forse esecuzione doveva essere sin dal principio. Calci, pugni, martellate, colpi di forcone inferti a una ragazzina che sarà pesata sì e no una cinquantina di chili. Poi il viaggio con lei agonizzante in auto, la morte, il corpo dato alle fiamme.
L'autopsia non ha potuto chiarirlo sino in fondo. Avrebbe pagato in questo modo il tentativo di ribellarsi allo sfruttamento sessuale, dopo che i due sfruttatori originali, Benazzo e Pistroescu, la avevano ceduta a un gruppo di marocchini, ai quali aveva provato a sfuggire.
Perché la 19enne, secondo questa ricostruzione, arrivata in Italia col miraggio di un lavoro, era finita a vendersi per strada a Ferrara, obbligata a farlo. Pernottava, secondo la ricostruzione degli investigatori, a Villadose.
L'udienza di discussione dedicata all'accusa si era celebrata nella mattinata di mercoledì 1° febbraio, di fronte alla Corte di Assise di Rovigo composta dal presidente Pietro Mondaini, dal giudice Silvia Varotto e dai sei giudici popolari. A difendere gli avvocati Francesca Martinolli di Adria e Rocco Marsiglia di Roma. Il pubblico ministero Davide Nalin aveva domandato l'ergastolo per i due imputati.
Ora potranno anche ripartire le procedure per far ritornare in patria la salma di Paula Burci, che si trova ancora nel cimitero degli indigenti di Mizzana.
Nel 2015 la commissione Pari Opportunità del Comune di Ferarra aveva fatto una richiesta per il rimpatrio della salma della Burci in Romania, ma per questioni giudiziarie - si doveva attendere la fine del processo e l’eventualità di una richiesta di esumazione di cadavere - il rimpatrio era stato rinviato. Ora quindi si potrà dare sepoltura in patria alla sfortunata ragazza partita dalla Romania con tante speranze, ma poi una volta in Italia è sta tradita e uccisa senza pietà.
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