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Stalking alla ex, quattro anni di condanna

Stalking alla ex, quattro anni di condanna

La vita della vittima era diventata un incubo, l’uomo aveva anche aperto due falsi profili Fb per umiliarla, ieri la sentenza

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COMACCHIO. Aveva trasformato la vita della sua ex fidanzata in un inferno senza tregua. Nemmeno un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari aveva placato la sua furia: era riuscito a convincere il giudice a modificare la misura restrittiva in un divieto di allontanamento, dicendo che aveva bisogno di lavorare. E invece, una volta libero di uscire di casa, aveva ricominciato a tormentare la donna. Per la vittima ieri è forse arrivato un sospiro di sollievo lungo quattro anni: questa la condanna inflitta in abbreviato a Giuseppe Rinieri, 36 anni, per stalking ai danni della ex compagna. Quest’ultima, costituita parte civile con l’avvocato Sara Bruno, dall’estate del 2016 ha vissuto nel terrore. A luglio aveva deciso di rompere con Rinieri, a causa del suo carattere violento. Lui al principio aveva cercato di ricucire con raffiche di messaggini amorosi, ma di fronte alla determinazione della ragazza ha perso ogni freno. Le formule dello stalking sono note: persecuzioni telefoniche con chiamate o sms, pedinamenti, scenate, minacce e insulti. Ma l’ex furibondo non si è limitato a questo, ha dato fondo a ogni immaginazione per rovinare l’esistenza alla ex compagna, al suo attuale fidanzato, ai suoi familiari e, poi, anche alle persone chiamate a testimoniare contro di lui. “Devi avere paura tutta la vita e fai bene”, le aveva scritto in uno dei primi messaggi. Ma poi era anche passato all’azione. Poco dopo la fine della relazione era andato nel bar gestito dalla ragazza, le aveva rovesciato addosso un contenitore di caramelle, le aveva strappato di mano il cellulare e lo aveva scagliato contro il muro, perché lei non voleva dargli le credenziali. Poi c’era stata la porta di casa danneggiata con un cacciavite, le minacce alla madre («ti brucio il letto, ti brucio il camion») della donna per farsi rilevare il nuovo numero telefonico della ragazza, i danneggiamenti alle auto degli ex “suoceri” con la nafta. Un giorno aveva affrontato la ragazza per strada, le aveva strappato di mano le chiavi dell’auto e se ne era andato con la macchina e il cellulare di lei. La prima era stata trovata poi con il serbatoio pieno di sabbia, il secondo svuotato dei contenuti e manomesso. Pedinamenti e ingiurie irripetibili si erano sprecati, e tutto questo nell’arco di pochi mesi. Non solo: la persecuzione era diventata anche online: l’uomo aveva aperto due profili Facebook fasulli per umiliare la ex. Il 4 novembre 2016 era arrivata la misura dei domiciliari, modificata dieci giorni dopo in un divieto di allontanamento. E tutto era ricominciato come e più di prima. L’uomo aveva addirittura girato un filmato bruciando vestiti e altri effetti personali della vittima, violando le disposizioni del giudice, che a dicembre aveva ripristinato i domiciliari. Ieri, la condanna: forse quattro anni di tregua. (a.m.)

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