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Primi obiettivi: regolare gli appalti e niente più voucher

Primi obiettivi: regolare gli appalti e niente più voucher

Il sindacato chiama alle urne rilanciando la carta dei diritti «Non è votare pro o contro di noi, ma per maggiori tutele»

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Archiviato il referendum costituzionale del 4 dicembre, si prepara un’altra chiamata all’appuntamento con le urne. In campo ci sono infatti due quesiti promossi dalla Cgil, dopo che la Consulta nelle scorse settimane ne ha bocciato un terzo, quello sull’estensione dell’articolo 18, il più rilevante del mazzo.

Il sindacato però guarda avanti e su temi come i voucher e gli appalti inizia a scaldare i motori. Per una primavera che rischia di essere quella buona per votare, se come sembra ormai probabile le elezioni politiche anticipate non si terranno.

«Su questi quesiti – ricorda Francesco Barigozzi della segreteria confederale, affiancato da Riccardo Grazzi e Valentina Ziosi – avevamo raccolto in provincia 66mila firme, in parallelo alla sottoscrizione della nostra proposta di legge per una Carta universale dei diritti del lavoro. È importante specificare che non sarà un voto pro o contro la Cgil, che è semplicemente il soggetto che si è fatto carico di raccogliere il disagio che c’è sui posti di lavoro e la voglia di partecipazione democratica da parte dei cittadini».

Alla base dei due referendum abrogativi, per la cui validità come noto occorre il superamento del quorum, dice Grazzi che «c’è la volontà di regolare il mondo del lavoro sulla base della nostra proposta di carta dei diritti». Per ciò che riguarda i voucher, gli ormai noti ticket da mini-impieghi, si punta a modificare tre articoli del Jobs Act, chiedendo in pratica l’abrogazione completa dello strumento. «Negli ultimi tempi si è verificato un aumento vertiginoso e anomalo dei buoni: la funzione è stata quella di nascondere il lavoro nero e vogliamo impedire che la legislazione ne consenta un utilizzo fraudolento», spiega Grazzi.

Il governo e il ministro Poletti, per disinnescare la mina, pensano a correttivi, ma alla Cgil non basta: «Serve prima distruggere per poi ricostruire – usa una formula piuttosto “hard” il sindacalista -, crediamo che i voucher vadano riportati alla loro origine: piccole attività, “lavoretti” fatti da studenti o pensionati, non catena di montaggio o altri impieghi. Siamo coscienti – prosegue Grazzi - che di lavoro accessorio e occasionale ci sarà ancora bisogno: puntiamo a regolamentarlo secondo la nostra proposta di legge, nella pienezza contributiva, previdenziale e assicurativa».

Il secondo quesito riguarda la legge 276 del 2003, meglio conosciuta come riforma Biagi del mercato del lavoro, approvata all’epoca dal governo di centrodestra. L’obiettivo è abrogare quelle norme che limitano la responsabilità solidale negli appalti, impedendo così che ci siano differenze di trattamento tra chi lavora nell’azienda committente e chi nella ditta appaltatrice. Stessi diritti e stesse tutele, quindi, anche per assicurare la tutela dell’occupazione nei casi di cambi d’appalto e per contrastare le pratiche di concorrenza sleale. In caso di approvazione del referendum, anche il committente sarà chiamato a rispondere delle eventuali violazioni compiute dall’impresa appaltatrice nei confronti del lavoratore.

«È una questione di giustizia negata – dicono dalla Cgil – perché la normativa oggi non consente di mettere le due parti sullo stesso piano».

Fabio Terminali

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