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Ferrara, da 17 anni in attesa del trenino

Ferrara, da 17 anni in attesa del trenino

L'editoriale del direttore Luca Traini

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E' accaduto in settimana, dopo cena. Il tassista aspettava a motore spento da più di un quarto d’ora, quando ha chiamato la polizia raccontando di quel cliente salito in casa a prendere i soldi per pagare la corsa da Cona e mai più sceso, riaccendendo l’attenzione su una questione mai risolta, a dispetto delle promesse: i collegamenti tra Ferrara e il suo ospedale.

Da quando il Sant’Anna è stato spostato a dieci chilometri dal centro, l’andare e il venire di notte è un problema che pesa esclusivamente sulle spalle e sulle tasche dei pazienti, con i famigliari che si organizzano, e in caso di imprevisto si arrangiano. Tra le 6 e le 21.30 c’è un autobus che fa la spola a ritmo di 48 andate e 48 ritorni dalla città, un servizio che costa mezzo milione di euro, finanziato con fondi governativi fino al 2014 ed ormai a carico degli enti locali, perché i biglietti, da queste parti coprono giusto i decimali. Dopo l’ultima corsa, quella che nei periodi più freddi, con la stazione chiusa, fa un’imbarcata di senzatetto alla ricerca di un ricovero per la notte, e che sempre riporta a casa infermieri e medici, c’è più niente. Passato quel bus non ci sono alternative fino al mattino successivo, solo il servizio taxi. I tassisti che ottennero l’esclusiva notturna in cambio di un accordo su corse collettive e tariffe a prezzo scontato che per Cona ci sono, ma a patto di scendere o salire davanti alla stazione, in piazza Savonarola o al vecchio ospedale. Per chi lo sa. La differenza, in euro, non è affatto trascurabile e con gli ignari clienti che danno l’indirizzo di casa, le polemiche su quanto corre il tassametro non mancano. Come l’altra sera.

Il trenino di superficie che qualcuno pure chiama metropolitana? Era l’8 giugno 1999 quando il ministro dei trasporti Tiziano Treu firmava in pompa magna il patto ferroviario di Ferrara, caricando di promesse e buoni auspici la volata elettorale di Roberto Soffritti che si congedava da sindaco per tentare la corsa in Europa alle elezioni in calendario dopo appena cinque giorni.

Diciassette anni fa, quasi diciotto. A capo del governo c’era Massimo D’Alema, sulla scheda elettorale Forza Italia che avrebbe stravinto, i Ds, An in tandem con la lista Segni, i radicali dell’exploit nel nome di Emma Bonino, Rifondazione Comunista capace di conquistare quattro seggi, due il Pdci, due i Verdi, uno il Movimento Sociale di Pino Rauti. Era il millennio scorso. Silvio Berlusconi prese tre milioni di preferenze personali, Soffritti si fermò a 33.700, a una distanza di 8.640 voti dal seggio.

L’interramento dei binari all’incrocio con via Bologna, necessario per poter razionalizzare gli orari sulla linea di Cona e organizzare una navetta ferroviaria tra città e ospedale ancora attende di essere anche solo cominciato, e certo non per la bocciatura dell’ex sindaco. Il progetto è slittato, di legislatura regionale in legislatura, da un default aziendale all’altro. Dopo tre fallimenti, ora si apre una nuova prospettiva. L’intervento è programmato, dicono da Bologna. La nuova prospettiva indica di affidare l’appalto entro fine anno, per un cantiere che dovrebbe durare massimo due anni e mezzo. Salvo imprevisti. Staremo a vedere. Buona domenica.

Luca Traini

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