L’Imu sulle idrovore continua a dividere Comuni e Bonifica
Le preoccupazioni delle aziende agricole per l’incertezza Calderoni (Cia): soluzione subito, in ballo 2 milioni di euro
«Non ci sono né vincitori né vinti dei contenziosi che da diversi anni coinvolgono alcuni comuni del territorio e il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara per il pagamento dell'Imu sugli impianti idrovori. Poco importa che le amministrazioni comunali, dopo aver peraltro investito risorse per sostenere le spese legali, abbiano ottenuto il pagamento: si trattava di una battaglia da non intraprendere perché alla fine a rimetterci sono solo imprese agricole e cittadini». Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara commenta le recenti vicende “giudiziarie” che hanno visto alcune amministrazioni comunali vedersi riconosciuto il pagamento dell'Imu da parte del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara sugli impianti che servono al corretto mantenimento della sicurezza idraulica e produttiva. «La disputa tra i due contendenti era iniziata qualche anno fa e può essere semplificata in questo modo: i Comuni chiedono che sui manufatti dati in concessione ai Consorzi - come le idrovore - sia regolarmente pagata l'imposta comunale, mentre questi ultimi obiettano che la tassa non è dovuta perché si tratta di beni dello Stato utilizzati per una funzione di pubblica sicurezza e non certo a fini produttivi, come avviene ad esempio per le spiagge. Due visioni contrapposte che sinora hanno generato solo cause legali e nessuna azione concreta per risolvere la questione». «Non voglio entrare in complesse questioni legali - continua Calderoni - perché l'obiettivo di Cia Ferrara è quello di trovare subito una soluzione definitiva alla querelle. In ballo con l’Imu ci sono 2 milioni di euro nel Ferrarese. Dobbiamo tutelare le aziende agricole che pagano gli oneri di bonifica per salvaguardare il territorio, oneri che pesano in modo significativo sui redditi agricoli. Se il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara deve pagare anche l'Imu sui manufatti che utilizza per garantire la sicurezza idraulica allora questi costi oneri finiscono per ricadere sul contribuente finale. Se poi rifiuta di pagare perché ritiene la richiesta ingiusta e deve difendersi in tribunale a guadagnarci sono solo gli avvocati, sempre a discapito di aziende e cittadini. Questa è una situazione che un'associazione che tutela gli agricoltori non può tollerare e che va risolta il prima possibile. Pensiamo, dunque, che occorra trovare un punto di incontro per evitare che a rimetterci siano le persone che vivono e lavorano, anche con molte difficoltà, sul nostro territorio. So che alcune amministrazioni si sono già rese disponibili a definire una linea d'azione comune, ma occorre la volontà di tutti i Comuni coinvolti e dello stesso Consorzio a sedersi intorno a un tavolo per trovare un accordo».
Andrea Tebaldi
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