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Minori a processo e il modello Italia

Minori a processo e il modello Italia

Il ruolo dell’informazione quando a sbagliare sono i ragazzi L’importanza della “messa in prova” come riabilitazione

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Toccare con mano la collaborazione tra le istituzioni senza formalità, ma nella condivisione di un obiettivo per il bene dei ragazzi. Questo ha permesso l'incontro di ieri, "Quando i ragazzi sbagliano. L'attenzione dei media, la risposta educativa e giudiziaria", nella sala consiliare del municipio.

«L'obiettivo è prevenire le azioni di illegalità e accorgerci insieme di alcune anomalie che si stabilizzano - ha esordito l'assessore Chiara Sapigni -. È necessario mettere a frutto le buone pratiche, coinvolgendo i cittadini per scoraggiare le associazioni mafiose. Circa un mese fa il nostro territorio è stato protagonista di un delitto molto grave che è partito proprio da una coppia di adolescenti. Responsabilizzare è più efficace di punire».

Che cosa succede quando un minorenne commette reato e cosa genera nel contesto sociale intorno a lui? Le risposte sono arrivate da Elena Buccoliero. L'esperta ha affrontato alcuni aspetti del processo penale minorile, riflettendo sul ruolo degli educatori. In particolare la Buccoliero ha preso in esame il caso di Carolina Picchio, che si suicidò nel 2013, a Novara, buttandosi dalla sua stanza al terzo piano. La ragazzina fu filmata durante una festa e il video in questione, poi pubblicato sul web, provocò una serie di umiliazioni e soprusi nei suoi confronti. «Ho analizzato la vicenda attraverso le 5W del giornalismo - ha detto ancora la Buccoliero, giudice onorario del tribunale per i minorenni - . Alcune testate hanno enfatizzato sul "disastro" familiare dei suoi, altre hanno sbagliato l'età anagrafica o confuso il nome della madre. Da subito Carolina è stata descritta come una figura angelica, ingenua e innocente, anche se l'ex fidanzato e la migliore amica nelle loro deposizioni introducono increspature sulla sua indole, facendola apparire talvolta capricciosa e difficile».

Spesso dai media il linguaggio giuridico non viene applicato correttamente al contesto e causa interpretazioni negative per l'imputato stesso. Un esempio calzante è la definizione di "messa alla prova", una grande occasione per chi ha commesso un reato ed è ancora minorenne. Un percorso per ricostruire le autonomie quotidiane, che l'imputato si conquista poco alla volta, superando delusioni e guadagnando progressive soddisfazioni. «La giustizia minorile è più complessa rispetto a quella degli adulti - ha affermato la Buccoliero - occupandosi di persone in crescita. Per qualcuno Carolina ha scelto il suicidio, per altri è stata uccisa dai comportamenti che l'hanno fatta a lungo soffrire. Tra uccidere e diffondere un video sul web rimane una profonda differenza». Infine Giuseppe Spadaro, presidente del tribunale per i minorenni di Bologna, ha messo in evidenza le difficoltà della magistratura: «Il processo penale per gli adulti è molto simile a quello riservato ai minori, se non fosse che i tribunali per i minorenni funzionano perché non sono sottomessi agli interessi economici che pilotano quelli ordinari. Tribunali che negli ultimi decenni si sono specializzati e saranno soppressi - ha concluso - se passerà al Senato il disegno di legge per la riforma del processo civile».

Matteo Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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