«Paolo voleva costruire una nuova sinistra»
Il convegno per ricordare l’ex assessore Mandini ad un anno dalla morte Baratelli: escludeva conformismi e riti di potere. È intervenuto anche Tagliani
«Paolo Mandini aveva molti interessi e passioni - ha esordito ieri all'Isco il direttore dell'Istituto Gramsci, Fiorenzo Baratelli - e ricorderemo l'interezza dell'uomo che aveva posto la politica, “la bella politica“, quella dei valori e non della carriera, al primo posto». Paolo Mandini personaggio di spicco nel panorama cittadino fin dagli anni '60, dirigente del Pci, assessore allo sport, con cariche di responsabilità alla Coop, ha lasciato un segno indelebile che un folto pubblico ha testimoniato ieri con la propria presenza in una iniziativa per ricordarlo a un anno dalla morte. «La storia dei partiti - ha proseguito Baratelli - è la storia delle generazioni che la vivono e quella di Mandini fu strettamente legata alla figura di Berlinguer. Il Pci di Paolo infatti era un grande progetto di riforma intellettuale e morale, una larga e bella comunità umana nella quale lui si era inserito con il suo stile autonomo che escludeva conformismi e riti di potere; era coraggioso, intelligente, dirigente molto rispettato, aveva avversari ma non nemici, amatissimo dal suo partito che gli dava l'entusiasmo dell'agire collettivo e la forza dell'appartenenza ad una comunità». Basterebbe questo profilo per inquadrare Mandini, che secondo Baratelli visse due epoche: gli anni 60-70 e poi quelli 80 fino alla sua morte, il coinvolgimento costruttivo ed il crollo delle idee e la crisi delle relazioni umane che portarono Paolo ad essere d'accordo sulla fine del Pci a causa di quelle masse popolari che si incontrarono con la democrazia e per aver generato il totalitarismo del '900. «Paolo voleva costruire una nuova sinistra- ha concluso Baratelli - ma lo disorientarono alcuni fatti che accaddero a Ferrara: il Palazzo degli Specchi, il fallimento della Coop Costruttori e la presenza di elementi mafiosi nella nostra realtà cittadina». Nel suo intervento il sindaco Tagliani si ricollega agli episodi negativi più eclatanti segnalati ed in una coraggiosa analisi della situazione di una Ferrara che non pensa di vivere in modo globale, dichiara la sua ambizione di voler recuperare modalità di relazione e di dialogo con la città. «La mia esperienza diversa da quella di Mandini - ha proseguito - è quella di chi ha di fronte grossi problemi derivati da una cattiva gestione di un interesse pubblico(Palazzo degli Specchi, ospedale ad 8 chilometri) e quando le scelte non sono morali, ne risente anche l'economia».
Margherita Goberti
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