La Nuova Ferrara

Ferrara

l'operazione

Facevano prostituire anche una minorenne: arrestate

Prostitute nigeriane al lavoro in strada (foto d'archivio)
◗
Prostitute nigeriane al lavoro in strada (foto d'archivio)

Due donne nella rete della Squadra Mobile di Ferrara, le vittime ricattate con un rito voodoo e minacce ai familiari

2 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Facevano prostituire le loro connazionali, una persino minorenne, dopo averle fatte arrivare in Italia con il miraggio di un lavoro sicuro. Invece, quel lavoro non c'era, anzi, era proprio il più antico del mondo. E per farle lavorare in strada, vendendo i loro giovani corpi, le ricattavano, vittime di un rito voodoo e di minacce ai parenti rimasti in Africa. Un traffico complesso e articolato, quello stroncato dalla seconda Sezione della Squadra Mobile di Ferrara, che ha arrestato due nigeriane di 28 e 33 anni, Becky David e Chinyere Okoro, al termine dell'attività investigativa.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.14872128:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/locale/sfruttavano-prostitute-minorenni-arrestate/68220/68642]]

Le due, rintracciate a seguito di perquisizioni eseguite a Ferrara e a Pescara, in collaborazione con l’omologo ufficio investigativo abruzzese, sono state arrestate lo scorso 8 febbraio  in esecuzione delle misure cautelari emesse dalla Procura della Repubblica di Bologna, in quanto responsabili in concorso tra loro dei reati di prostituzione minorile e favoreggiamento e sfruttamento aggravati.

Le due arrestate lavoravano per una ramificata organizzazione criminale, che reclutava le donne in Nigeria, le accompagnava fino a una località oggetto di approfondimenti investigativi (e per questo non svelata dagli inquirenti) e da lì le imbarcava alla volta dell'Italia, appunto promettendo una sistemazione lavorativa. Venivano infatti reclutate con il miraggio di un lavoro sicuro, grazie al quale avrebbero ripagato il costo del viaggio. Arrivate nel nostro Paese, però, le giovani scoprivano che il lavoro sicuro in realtà non esisteva e che per ripagare il loro debito avrebbero dovuto vendersi per le strade. Le ragazze venivano quindi costrette a vendere il loro corpo per poter saldare il debito contratto con l'organizzazione.

Il contratto era stato sancito attraverso un rito woodoo, con il quale le ragazze s'impegnavano a restituire l'equivalente di 30mila euro. Oltre che sul woodoo, per obbligare le ragazze a prostituirsi, gli aguzzini facevano leva anche su eventuali ritorsioni a cui sarebbero stati esposti i loro familiari rimasti in Nigeria. L’organizzazione si serviva di alcune donne per il controllo su strada delle ragazze.

A Ferrara, nella casa dove una delle ragazze era stata collocata, vivevano anche la seconda sfruttatrice arrestata e altre due ragazze, delle quali una ancora minorenne, che a loro volta si prostituivano.

L'attività investigativa è stata avviata nel maggio scorso, quando una delle ragazze schiavizzate dagli sfruttatori, ha deciso di affrancarsi dalla vita di strada e raccontare tutto agli uomini della Polizia di Stato di Ferrara. Grazie alla sua collaborazione gli investigatori della Mobile di Ferrara hanno ricostruito l'odissea delle ragazze soggiogate dall'organizzazione.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google