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Troppi soldi in sanzioni e poco pesce nelle reti

Troppi soldi in sanzioni e poco pesce nelle reti

Il vento di bora e il freddo hanno penalizzato i pescatori: «Basta prendere le specie vietate o sotto taglia perché arrivino multe salate»

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PORTO GARIBALDI. Scarseggia il pesce nelle reti dei pescatori di Porto Garibaldi, costretti pure a fronteggiare l’inasprimento delle sanzioni comunitarie, nonchè di quelle imposte dalla legge 154/2016, entrata in vigore subito dopo il fermo pesca estivo.

«C’è poco pesce - commenta Ariberto Felletti, presidente della cooperativa Piccola e Grande Pesca - perché col freddo sparisce tutto. A noi serve il vento di scirocco, mentre si sono ripetute giornate di gelo e bora».

Al mercato ittico di Porto Garibaldi arrivano prevalentemente casse di canocchie, ma permane una situazione di magra: «C'è crisi per il freddo - aggiunge Felletti -, aspettiamo di vedere se a Pasqua cambia tutto».

Cessato il fermo pesca biologico dal 6 settembre scorso, per dieci settimane consecutive i pescherecci si sono spinti al largo dal lunedì al giovedì, disponendo di 60 ore settimanali di attività di pesca, incrementate a 72 ore dal primo novembre scorso, con un giorno in più a disposizione, il venerdì. Ad accentuare le preoccupazioni dei pescatori è proprio il nuovo sistema sanzionatorio che fa scattare sanzioni salate anche per qualche sogliola o triglia sotto-taglia rimaste intrappolate nelle reti. La depenalizzazione di una serie di violazioni, che riguardano anche la pesca del tonno rosso e del pesce spada, ha però spianato la strada a contravvenzioni con cifre esorbitanti, sino a 150mila euro, con confisca del pescato.

Tra gli argomenti tornati alla ribalta, dopo il recente sopralluogo, da parte della commissione parlamentare competente, anche il poligono di tiro a mare dell'Esercito di Porto Corsini. A fine gennaio la consigliera regionale Marcella Zappaterra ha avanzato una proposta alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, tesa a vietare le esercitazioni militari nel poligono in questione: «Sto lottando da anni - ricorda Ariberto Felletti -; per noi sarebbe la salvezza poter pescare in quella zona senza limitazioni. Le nostre ragioni sono state ascoltate dal sindaco, dal vice-sindaco e dal comandante dell'Ufficio circondariale marittimo Fabrizio Vittozzi. Siamo disposti a partire con una delegazione di pescatori - conclude Felletti - e a confrontarci a Bologna e a Roma, per trovare una soluzione adeguata».

Da quattro anni a questa parte tuttavia, le norme che disciplinano l'accesso alla zona del poligono di tiro di Foce Reno sono state in parte mitigate, riducendo così in alcuni giorni, i tempi di percorrenza dei pescherecci, con conseguente minor consumo di gasolio. Precedentemente i pescatori erano costretti a compiere il periplo dell'intera area interdetta alla pesca.

Katia Romagnoli

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