Dopo lo sport, il degrado: da piscina olimpionica ad area per cani
L’impianto scoperto di via Bacchelli è stato per 42 anni il “rifugio” estivo dei ferraresi. Chiusa dal 2015, oggi è quasi una discarica con recinzioni rotte e acque putride. L'assessore Merli: stiamo studiando come intervenire
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FERRARA. Chiusa da quasi 2 anni, esattamente dal giugno del 2015. E chissà per quanto tempo ancora. Più facile eliminarla, forse, che farla funzionare come una volta. La piscina scoperta di via Bacchelli, la piscina storica di Ferrara, dove per 42 anni di onorata attività generazioni di ferraresi di ogni età hanno trascorso le loro estati (soprattutto chi non poteva, e voleva, permettersi di andare ai Lidi), oggi è diventata un esemplare monumento allo spreco, e di conseguenza al degrado. L’immagine, quasi bucolica, di intere famiglie (e moltissimi giovani) che, munite soltanto di qualche telo da mare, trascorrevano intere giornate nel suo bellissimo parco, è una cartolina sbiadita.
Quasi mezzo secolo di vita buttato nella spazzatura.
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Chiusa per motivazioni strutturali, che tradotto dal politichese vuole dire “troppi lavori da fare per le esangui casse del municipio”. Morale: niente lavori, manutenzione manco a parlarne, e risultato finale sotto gli occhi di tutti, vale a dire cani che (come mostra la fotografia scattata ieri mattina attorno alle 10) entrano ed escono attraverso i tanti buchi nella recinzione, divertendosi un mondo.
Almeno loro. Una piscina olimpionica, lunga 50 metri, un tempo aperta da giugno sino ai primi di settembre, che oggi versa in condizioni a dir poco pietose, tra acque nere e putride, fogliame, sporcizia, muschio che cresce che è una meraviglia, ed altre “meraviglie”. Una infermeria murata, una ex centrale elettrica con porta spalancata, lo stesso cancello d’ingresso principale, quello giallo, che si apre con una blanda spintarella. Tra l’altro, ciliegina sulla torta e particolare forse più grave di tutti, una (ex) piscina estiva immersa nel cuore del tanto decantato parco urbano di Ferrara, a pochi metri dal nobile campo di golf con l’erba pettinata all’inglese. Ci mancava solo questa.
L’assessore allo sport del Comune di Ferrara (proprietario dell’impianto) Simone Merli è onesto: «Ovvio - ci risponde al telefono l’assessore - che dispiaccia vedere un impianto non conservato bene. Ma cerchiamo di tenere sotto controllo quello che possiamo. Il problema vero di questo impianto - prosegue l’assessore - è che, proprio per la sua grandezza, ha costi elevati e può funzionare solo 3 mesi l’anno. Posso tuttavia assicurare - promette l’assessore - che il mio assessorato assieme a quello ai lavori pubblici stanno già studiando come poter intervenire. State certi che il Comune di Ferrara farà tutto quello che sarà nelle sue possibilità».
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La “giustificazione” (senza alcuna polemica, ma intesa cioè come spiegazione dell’assessore Merli) del Comune ci sta tutta, come ci sta l’ormai cronica carenza di soldi, una infezione che ormai ha intaccato, purtroppo, quasi tutti gli enti pubblici. E dalla quale solo Dio sa quando (e se) si guarirà. Forse un altro motivo, tuttavia, c’è, ed anche in questo caso la ragione è più che comprensibile: il Comune, con una Spal che sta tentando di salire in serie A, può avere tempo per pensare di gettare soldi nelle putride acque della piscina scoperta di via Bacchelli? Può immaginare di investire anche solo un euro qui, quando serve uno stadio a norma per giocare nella massima serie? Insomma, i motivi, veri e meno veri, sono tanti. Inutile cercare responsabili, o ancor peggio colpevoli.
Però, sarà per questo sarà per quello, sta di fatto che la storica piscina scoperta di via Porta Catena, tradizionale punto di ritrovo estivo dei ferraresi, non c’è più. Persa, con ogni probabilità, per sempre. Fino a quando è rimasta aperta, cioè circa fino a 2 anni fa, la piscina scoperta è stata gestita (per conto del Comune) dalla Nuova Sportiva, una società del settore che oggi non c’entra più con questo impianto. Aspettiamo che le parole dell’assessore diventino realtà e questa zona (che era servita anche da un bar interno che fungeva da zona ristoro e che dava anche lavoro ad alcune persone) torni a rappresentare un piccolo vanto per la città.
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