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La tutela della qualità per salvare il miele

La tutela della qualità per salvare il miele

L’apicoltore ferrarese Romanini: occorre una campagna di informazione sul prodotto finale per il consumatore

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«Nei prossimi mesi non ci sarà miele sufficiente da mettere sugli scaffali dei supermercati», affermava con preoccupazione Diego Pagani, presidente di Conapi, consorzio che raggruppa la maggior parte delle imprese italiane produttrici di miele, Su una capacità produttiva media del consorzio di 3mila tonnellate di miele, nel 2016 si arriverà a stento a mille. La crisi della produzione provocherà anche un aumento dei prezzi per il consumatore di circa il 20 per cento per tutte le varietà di miele, dal più pregiato Acacia al più comune Millefiori. Oltre ad aprire la strada alle contraffazioni, con il pericolo che entrino più facilmente nel nostro Paese prodotti sofisticati provenienti da Cina (dove il miele viene addizionato con zuccheri di riso, ad esempio) e altri Paesi extraeuropei.

Ma perché l’apicoltura è in difficoltà? Ne abbiamo parlato con Valter Romanini, apicoltore ferrarese con ormai 40 anni di esperienza e titolare di una impresa agricola a Cassana produttrice di miele vocata al biologico e al rispetto delle tecniche tradizionali nella produzione del miele e dell'allevamento delle api.

«I motivi sono tanti – spiega Romanini – i cambiamenti del clima le api sono il primo termometro, e l’uso, a volte l'abuso di pesticidi in agricoltura, che provoca il fenomeno dello spopolamento improvviso di intere colonie. Le api sono delle vere e proprie sentinelle ambientali, indicatori capaci di intercettare immediatamente le sostanze inquinanti. A questo poi possiamo aggiungere - continua Romanini - l'introduzione di tecniche moderne di allevamento intensivo che non sempre giovano alla salute delle api stesse ma che permette ad alcuni imprenditori di velocizzare e aumentare la produzione a discapito della qualità e salubrità del prodotto».

«Per ultimo - ci spiega l'apicoltore di Cassana - l'arrivo di insetti infestanti da altre parti del mondo ha dato un ulteriore colpo alla produzione nazionale. Produrre miele e produrne una quantità prestabilita non è possibile. Oggi puoi produrne cento chili, domani cinquanta, dopodomani forse niente. Ma il rapporto con le proprie api è imprescindibile, è necessario quindi abbandonare quelle tecniche di allevamento che possono dare risultati immediati in termini di produzione ma che con il tempo corrono il rischio di avvelenare le api e conseguentemente peggiorare la qualità del prodotto finale».

«È necessario - conclude Romanini- iniziare anche una campagna di sensibilizzazione con il consumatore finale. Non solo per far uscire allo scoperto le problematiche degli apicoltori ma anche e soprattutto per far conoscere meglio il prodotto finale. Le varietà di Miele italiano, biologico, quello prodotto con metodo tradizionale e mettere in guardia il consumatore italiano dalla presenza di miele di scarsa qualità, a volte contraffatto e spacciato per italiano anche quando non lo è. L'accostamento con il mercato dell'olio d'oliva è immediato e assolutamente pertinente».

Il ministero per le Politiche Agricole si era impegnato negli anni scorsi non solo a rafforzare i controlli contro le frodi ma anche a far ripartire il programma per il monitoraggio delle colonie di api. Entro il 2016, dichiara una nota del Ministero dell'Agricoltura, sono stati siglati alcuni accordi con le Regioni, contando anche su un fondo nazionale di 680 mila euro destinato al settore apistico. Le api vanno salvaguardate al massimo perché grazie all’impollinazione contribuiscono in maniera decisiva al mantenimento della biodiversità agricola».

Basti pensare che il 70% delle piante di cui ci nutriamo è impollinato dalle api.

Lauro Casoni

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