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Minori sulla strada, due donne arrestate

Minori sulla strada, due donne arrestate

Una delle ragazze sfruttate ha avuto la forza di parlare con la polizia e denunciare. Le giovani vivevano come schiave

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L’appartamento di via Cattaneo che avevano preso regolarmente in affitto era diventato un centro di sfruttamento della prostituzione, anche minorile. Becky David, nigeriana di 28 anni, e Chinyere Okoro, sua connazionale di 33, sono state arrestate venerdì dalla polizia di Stato al termine di un’indagine condotta dalla seconda sezione della squadra mobile di Ferrara e coordinata (proprio per la presenza di una minorenne tra le vittime dello sfruttamento) dal pm Beatrice Ronchi dalla Dda di Bologna .

L’inchiesta - come ha spiegato il vicequestore aggiunto Andrea Crucianelli - ha radici lontane, perché ci sono voluti tempo e pazienza, con la collaborazione del Centro Donna Giustizia, per convincere una delle ragazze a parlare, a vincere la paura del rito voodoo che la teneva soggiogata, a denunciare le due connazionali che l’avevano costretta a battere in strada. Tutto era cominciato con un controllo di routine, in via Veneziani, e la scoperta di tre giovani nigeriane, clandestine, che esercitavano la prostituzione. Una di loro era stata avviata al Cie di Roma per l’espulsione, la seconda - in quanto diciassettenne - era stata affidata ai Servizi sociali; la terza, che chiameremo Greta, era stata invece presa in carico dal Centro Donna Giustizia. E c’è voluto più di un anno,come ha sottolineato per il Cdg Carlotta Rossi, a convincere quella ragazza di 19 anni, a denunciare lo sfruttamento. La sua storia è simile ad altre. Era stata “reclutata” in Nigeria con la promessa di un lavoro e di una vita normali in Italia. Il viaggio era durato mesi - attraverso il deserto e poi con tappa in Marocco, in una specie di centro di smistamento - ed era costato un bel po’ di soldi. Dai 25.000 ai 30mila il debito contratto dalle ragazze, sottoposte in Africa a un rito woodoo che le impegnava a rifondere la somma, pena ritorsioni gravi anche per le loro famiglie. Arrivata in Italia era stata “accolta” dalle due connazionali, e avviata fin dal 2014 alla prostituzione in strada. Dalla sua testimonianza, raccolta nel maggio 2016, sono così partite le indagini della Mobile. Mesi di pazienti appostamenti in via Cattaneo, di intercettazioni, di riscontri. Elementi che, uniti alle dichiarazioni di Greta (che il gip bolognese Alberto Gamberini ha definito «precise, circostanziate e articolate») hanno convinto lo stesso giudice a emettere nei confronti delle “Madame” due ordinananze di custodia cautelare in carcere per sfruttamento e favoreggiamento aggravati e prostituzione minorile. Okoro è stata trovata nell’appartamento di via Cattaneo, Becky invece si trovava su un treno per Bari, ed è stata “intercettata” e arrestata a Pescara con la collaborazione della polizia locale. In casa, oltre a cellulari, denaro e altro materiale, gli ispettori della Mobile hanno trovato altre tre ragazze, subentrate a rimpiazzare le vittime precedenti, ma questa volta le due sfruttatrici avevano avuto l’accortezza di far presentare loro richiesta di asilo in Questura, per evitare guai in caso di altri controlli: proprio la condizione di clandestinità delle tre ragazze trovate in viale Veneziani nel 2015, aveva indotto una delle giovani a chiedere aiuto e collaborare.

Alessandra Mura

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