Soggiogate dal rito voodoo «Così imparano a rinascere»
Guadagnavano anche mille euro a settimana, ma quel denaro finiva tutto nelle tasche delle “Madame”: 250 per l’affitto, altri 40 per le spese, una quota da spedire in Nigeria, più la “trattenuta” per...
Guadagnavano anche mille euro a settimana, ma quel denaro finiva tutto nelle tasche delle “Madame”: 250 per l’affitto, altri 40 per le spese, una quota da spedire in Nigeria, più la “trattenuta” per estinguere il debito. Le giovani prostitute nigeriane vivevano in via Cattaneo un’esistenza da schiave. Una piccola stanza angusta, con i vestiti ammassati per terra, mentre le sfruttatrici si erano sistemate comodamente nelle stanze più ampie. Dovevano lavorare sodo, e non rientrare prima delle 6 di mattina: ogni anticipo era punito con il ritorno in strada, o con una scomodissima dormita sul duro pavimento. «Voi volete fare la bella vita», le apostrofavano le sfruttatrici. A tenerle incatenate, non solo il debito, ma anche il patto suggellato dal rito voodoo, una credenza alimentata da analfabetismo, superstizione e povertà. Svantaggi che il progetto regionale Oltre La Strada, curato a Ferrara dal Centro Donna Giustizia, cerca di colmare aiutando le ragazze sfruttate a ricostruire la loro esistenza. Sono 36 (provenienti da tutta l’Emilia Romagna) quelle attualmente in carico alla Cdg estense, sulla base dell’art. 18 della legge 286/98 (Testo Unico sull’Immigrazione); tra di loro ci sono anche Greta e la minore trovate in via Veneziani nel febbraio di due anni fa. «In tutto questo tempo - afferma Carlotta Rossi - hanno portato a termine un loro percorso. La più giovane ha ottenuto la terza media, Greta ha seguito un programma di scolarizzazione. Il passo successivo sono stage aziendali per arrivare al pieno inserimento sociale e lavorativo». È raro, però, trovare qualcuna con il coraggio di denunciare, anche perché la paura e la consapevolezza di essere state ingannate, spesso convivono paradossalmente con una sorta di malata gratitudine nei confronti di coloro che hanno reso possibile il loro arrivo in Italia. Non per Greta e la sua compagna di sventura, che hanno gioito alla notizia del duplice arresto. «Spero che questa vicenda - ha concluso Crucianelli - sia un esempio per le altre ragazze sfruttate, perché capiscano che chi denuncia può ottenere risultati molto importanti».(a.m.)
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