«Rapporti sessuali imposti col ricatto»
Un 27enne accusato di violenze su due ragazzine 19enni Minacciava di divulgare loro foto. La difesa: nessun abuso
Lui ha 27 anni, le ragazze ne hanno 19 e 20. Erano amici, e qualcosa di più, ma adesso sono nel processo in corso lui è imputato di violenza sessuale sulle due ragazze e di molestie telefoniche su una terza. Tutto si svolge a Ferrara, in città, e secondo l’accusa i rapporti sessuali che lui aveva avuto con due delle ragazze sono diventati un’accusa di violenza sessuale perchè imposti con le minacce. Con il ricatto di divulgare foto che le ritraeva in atteggiamenti amorosi, baci e poco altro. Fin qui le accuse, di un processo delicatissimo iniziato ieri davanti al tribunale (Giacomelli, Lepore e Landolfi) e al pm Tittaferrante. Un processo sul quale il difensore del ragazzo imputato, Carlo Bergamasco, spiega di «aver scelto il dibattimento pubblico per dimostrare la nostra verità e l’assenza di abusi». E far emergere le contraddizioni nel racconto con cui le ragazze lo accusano.
I fatti risalgono per la prima ragazza all’estate 2013, un anno dopo per la seconda. Fatti che vedono come sfondo la difficile condizione familiare della prima ragazza, già ospite di una comunità e che una volta tornata a casa in famiglia aveva timore delle reazioni del padre, perchè se fosse venuto a conoscenza dei suoi comportamenti l’avrebbe fatta tornare di nuovo in quella comunità. Il ragazzo imputato di violenza sapeva di tutto questo e facendo leva sulla situazione - questa l’accusa - avrebbe minacciato la ragazza, costringendola ad avere quel rapporto sessuale se non voleva che lui consegnasse foto al padre. Così, nel settembre 2013, lei andò a casa da lui e qui ebbero il rapporto sessuale oggi al centro del processo. Su cosa sia successo quel giorno, i magistrati hanno acquisito agli atti la denuncia della ragazza, ma ieri in aula il giudice Giaocomelli, con molta delicatezza, ha cercato di capire se si fosse trattato di un atto d’amore o una violenza. Per la ragazzina era la prima volta, e così ecco il giudice chiederle se avesse voluto veramente stare con quel ragazzo o se le fosse stato imposto l’atto sessuale per via della minaccia di inviare le foto al padre. Per l’altra ragazza, i fatti risalgono all’agosto 2014: anche in questo caso, i due ragazzi si ritrovarono, consenzienti, nella casa del ragazzo oggi imputato. Questo fatto emerse dopo quello della prima ragazza, e non denunciato autonomamente. Lei, poi, racconterà cosa accadde quel giorno all’ex fidanzato che ieri spiegava che dopo quel fatto lei non stava più bene, era in ansia, aveva paura. Il processo è stato aggiornato al 1 marzo con i testi della difesa. (d.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
