Ancora pesticidi nel Po, serviranno anni per eliminarli
I fiumi italiani continuano a essere punti di raccolta dei pesticidi, nonostante l’utilizzo di molti di essi sia proibito da decenni. L’atrazina, ad esempio, sebbene sia bandita da 25 anni è ancora...
I fiumi italiani continuano a essere punti di raccolta dei pesticidi, nonostante l’utilizzo di molti di essi sia proibito da decenni. L’atrazina, ad esempio, sebbene sia bandita da 25 anni è ancora rilevata, anche se in basse concentrazioni, nei fiumi e nelle acque sotterranee, e ci vogliono 8 anni affinchè la concentrazione della sostanza nel Po si dimezzi. Nelle acque sotterranee del Bacino, invece, l’atrazina rimane stabile e a livelli circa 4 volte più alti rispetto ai corsi d’acqua. Motivo? Nelle acque sotterranee vengono a mancare quasi del tutto i meccanismi di degradazione e la concentrazione evolve coi tempi di ricambio estremamente lenti delle falde.
Lo dice il rapporto Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)su “Sostenibilità ambientale dell’uso dei pesticidi - il Bacino del Po”, da cui emerge che il rischio pesticidi è ancora sottostimato: lo dimostrano le lacune conoscitive in tema di effetti cumulativi e una regolamentazione in cui la valutazione del rischio sia fatta sulle singole sostanze. Il monitoraggio è stato avviato nel 2003; per oltre dieci anni, gli esperti dell’Ispra hanno studiato l’evoluzione della contaminazione da pesticidi nel bacino del fiume Po, il più importante d’Italia per dimensione e per concentrazione delle attività umane. È stata analizzata la presenza nel fiume e nelle acque sotterranee di alcuni erbicidi non più usati da anni (atrazina, simazina, alaclor) dimostrando che le sostanze possono persistere nell’ambiente più di quanto stimato in fase di autorizzazione.
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