Crolli terremoto, decide il giudice
Il 12 ottobre la fine del processo per i due operai morti a Ceramica S.Agostino
A quasi 5 anni dalla tragedia del terremoto, degli operai morti nel crollo dei capannoni, si avrà la prima verità sulle responsabilità alla Ceramica S.Agostino il prossimo 12 ottobre. Ieri mattina il gip Piera Tassoni ha fissato il giudizio abbreviato (il processo a porte chiuse e solo sulla base degli atti dell’inchiesta) a quella data per tre degli imputati: il titolare Ennio Manuzzi e due tecnici Andrea Govoni e Andrea Fipertani, rappresentati dagli avvocati Sgubbi, Caniato e Rossetti. Per il quarto imputato, il tecnico Bruno Luigi Formigoni, la difesa non ha optato per riti alternativi e sul suo conto il giudice deciderà il rinvio a giudizio o meno nella stessa udienza del processo in abbreviato per gli altri tre coimputati. Questi i dettagli tecnici dell’udienza di ieri, mentre le difese hanno già depositato carte su carte e consulenze tecniche, per dimostrare che le accuse di concorso in omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza non sono condivisibili in un contesto come questo.
La procura, pm Ciro Alberto Savino, ha chiesto il processo per i 4 imputati contestando loro la mancata messa in sicurezza dei capannoni e non aver garantito sicurezza sul luogo di lavoro. Il principio portato avanti dall’accusa in questo processo come negli altri due in corso per le tragedie del sisma nel Ferrarese (Tecopress e Ursa) è sempre lo stesso: anche se norme antisismiche più severe sono state introdotte per la ricostruzione post-terremoto, il territorio Ferrarese era stato dichiarato zona sismica solo dal 2003 e questo fattore - sostiene la procura - non poteva non essere preso in considerazione nella realizzazione dei capannoni industriali.
Le difese contestano la tesi dell’accusa e hanno depositato ad esempio le archiviazioni decise da procura e tribunale di Modena, per fatti diversi, ovviamente, ma per gli stessi profili di reato: e allora se Modena archivia, perchè Ferrara deve processare? La risposta la dovrà dare il gip Tassoni valutando le tesi delle difese che vogliono dimostrare che all'epoca dei fatti non erano previste normative più restrittive in materia di sicurezza antisismica.
E in ogni caso difensori e consulenti indicano che anche se fossero stati eseguiti interventi per l’adeguamento antisismico (non dovuto perchè non vi erano obblighi di legge) i capannoni sarebbero crollati lo stesso.
Al processo come ricordiamo, le parti civili, le famiglie dei due operai morti, Leonardo Ansaloni e Nicola Cavicchi , di 51 e 35 anni, sono state risarcite e sono ora fuori dal processo.
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