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«Solvay inquinò l’area est e dovrà fare la bonifica»

«Solvay inquinò l’area est e dovrà fare la bonifica»

Il Tar respinge il ricorso della multinazionale e dà ragione a Comune e Arpae Stabilita la responsabilità anche a distanza di anni dalla contaminazione

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«È stata Solvay a inquinare l’area del Quadrante Est di Ferrara, e dovrà essere Solvay a provvedere alla bonifica». Comincia da lontano, negli anni Cinquanta, la vicenda ambientale che due giorni fa è approdata a una storica sentenza del Tar, storica perché potrebbe rappresentare un importante precedente.

Il Tribunale amministrativo regionale il 15 febbraio ha infatti respinto il ricorso presentato da Solvay contro l’ordinanza con cui Arpae Emilia Romagna e Comune di Ferrara intimavano all’azienda di bonificare l’area ex Cave Sef. L’ordinanza a sua volta era stata frutto di anni di indagini sulla presenza di inquinanti nei terreni e nella falda nel quartiere Est, indagini sollecitate tra l’altro dalle proteste successive alla costruzione dell’asilo di via Del Salice, all’inizio degli anni Duemila. Dopo aver rilevato sostanze inquinanti di origine industriale nell’area, il Comune aveva affidato all’Università di Ferrara l’incarico di svolgere le necessarie verifiche. Gli studi condotti dal professor Alessandro Gargini, in particolare, avevano attestato che le sostanze inquinanti presenti nel Quadrante Est erano riconducibili alla produzione di clorometani e pvc, avvenuta unicamente nello stabilimento Solvay di Ferrara tra l’inizio degli anni ’50 e i primi anni ’80. Era la prova, per Comune e Arpa, che le due discariche - nell’area Parco, e nell’ex fornace Sef - erano state opera di Solvay.

Il risultato aveva avuto una doppia conseguenza: “investigativa” e operativa. La prima si era concretizzata con una richiesta di istruttoria avanzata dal Servizio Ambiente del Comune alla Provincia (le cui competenze in materia ambientale sono successivamente confluite in Arpae) per certificare le responsabilità di Solvay nell’inquinamento. È sulla base dei risultati di questa istruttoria che Comune e Arpae hanno emanato l’ordinanza di bonifica nei confronti della sede nazionale di Solvay, il cui ricorso è stato ora respinto dal Tar.

La conseguenza operativa è stata l’avvio di un intervento di messa in sicurezza della zona.Questo si era reso necessario per delimitare l’area interessata dagli inquinanti e impedire ulteriori infiltrazioni laterali dei residui industriali. Da qui l’approvazione nel 2010, da parte della Giunta comunale, di un Piano di Caratterizzazione, seguito nel 2012 dal progetto di “Messa in Sicurezza Quadrante Est: primo intervento per la realizzazione di un sistema di rimozione del percolato”. Questa prima fase, avviata nel 2013, era stata realizzata con un impegno finanziario di 1.350.000 da parte della Regione, e prevedeva la messa in funzione di nove pozzi per la raccolta del percolato dalle due discariche, convogliato poi in due cisterne di stoccaggio per essere infine smaltito in siti autorizzati. Gli impianti, che resteranno in funzione per circa altri due anni, sono gestiti dalla ditta Sgm Geologia.

Il piano comunale prevedeva poi una “Fase 2”, che consisteva nello svolgimento di ulteriori sondaggi e caratterizzazioni per ampliare l’area di intervento e valutarne l’estensione. Questa fase però è stata sospesa con l’emanazione dell’ordinanza che individuava in Solvay il soggetto responsabile dell’inquinamento, con relativi oneri di bonifica. Una tesi confermata dal Tar, che ha riconosciuto la sussistenza del nesso di causalità tra l’attività della Solvay e l’inquinamento del Quadrante Est sulla base del principio del “più probabile che non” affermando inoltre che la scoperta dell’inquinamento, anche se avvenuta a distanza di anni, non impedisce di applicare il principio di responsabilità.

«La decisione del Tar - ha commentato il sindaco Tagliani nel complimentarsi con tutti i tecnici e con gli avvocati Montini, Nannetti e Indelli (del Comune), Fantini e Onorato (Arpae) - ci conferma la necessità di procedere con determinazione secondo il principio “chi inquina paga”». Il Servizio Ambiente del Comune sta inoltre coordinando le bonifiche nel Petrolchimico e ha attivato il recupero ambientale dell’ex Camilli di via Darsena, inquinato da prodotti petroliferi.

Alessandra Mura

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