«Dovevamo esserci qui in aula, per nostro fratello Pigi»
Ha gli occhi lucidi, e dice di sentirsi svuotata, Rita Tartari. Suo fratello Marco piange e l’abbraccia, si sorreggono come si fa tra fratello, lo hanno fatto dal 9 settembre 2015, quando Pier...
Ha gli occhi lucidi, e dice di sentirsi svuotata, Rita Tartari. Suo fratello Marco piange e l’abbraccia, si sorreggono come si fa tra fratello, lo hanno fatto dal 9 settembre 2015, quando Pier Luigi, il fratello più grande scomparve, per esser ritrovato poi come sappiamo.
«Ho sempre creduto nella giustizia - spiega Rita - e credo che questa risposta sia davvero importante. Ho sempre seguito il processo e l’indagine, mi ripeterò, ma devo continuare a ringraziare tutte le persone che ci hanno aiutato in questo percorso molto difficile». Lei ha sempre voluto esser presente, non poteva non esserci ieri mattina e pomeriggio, in attesa della sentenza. Marco, invece, ha aspettato fuori dall’aula, la fine delle arringhe. Lei, invece, sempre lì, dentro, ad ascoltare e in pausa fumo a sbottare: «Ma mi facciano il piacere!» alludendo alle parole dei difensori. Durante il processo, spiegava , era anche andata a sfogliare il vocabolario per guardare il significato di «crimine efferato», apprezzandone l’uso che inquirenti, giornali e tanti altri ne avevano fatto, quasi per rispetto: perchè più neutro rispetto gli aggettivi più duri del crimine “feroce, crudele, inumano”. Perchè anche con l’uso di alcune parole piuttosto che altre, fa capire, si sopporta di più il dolore. Soprattutto quando una città capisce: «Perchè al posto di Pier Luigi poteva esserci un nonno, uno zio, il padre di chiunque», riflette Rita. E la città ha apprezzato sopra ogni cosa, la dignità di Rita e Marco Tartari, la loro distanza dalla tragedia che li ha travolti, senza mai commentare, senza bla-bla televisivi o tanto altro o tanto peggio, vivendo dentro il proprio dolore. «Il dolore è un fatto intimo che abbiamo tenuto per noi, e noi dovevamo esserci qui, non è stato facile ma non è niente in confronto di quello che, immaginiamo, ha dovuto soffrire nostro fratello Pigi».
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