La Nuova Ferrara

Ferrara

l'allarme

Ospedale di Cona, Neurochirugia e Radioterapia a rischio

Ospedale di Cona, Neurochirugia e Radioterapia a rischio

Sanità. L'appello dei vertici locali alla Regione: lasciate questi servizi a Ferrara. Ma ci sono altre prestazioni in bilico: per il calcolo del bacino di utenza mancano i numeri

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Si chiama bacino di utenza ed è una grandezza amministrativa espressa in numero di abitanti. Per l’operatore sanitario significa avere un volume di casi trattati sufficientemente alto da garantire la qualità dell’intervento medico (clinical competence) mentre sull’organizzazione del sistema sanitario locale può agire come un semaforo verde oppure come una tagliola.

Se i numeri ci sono il reparto resta, se sono inferiori alla soglia l’unità operativa o il servizio rischiano di essere soppressi (in provincia). A Ferrara - lo spiega l’ultimo documento approvato lo scorso gennaio dalla Conferenza socio-sanitaria territoriale - l’accetta del limite minimo fissato per ogni disciplina dal decreto Balduzzi (Dm 70/2015) potrebbe calare su diversi reparti e servizi locali che verrebbero assorbiti da strutture di area vasta (Bologna) o da altre sedi regionali. Uno è la Neurochirurgia del S. Anna: bacino d’utenza compreso tra 600mila e 1.2 milioni di abitanti rispetto ai 350mila residenti in provincia.

Ma il requisito “Balduzzi” manca anche alla Neuroriabilitazione (specialità in carico al Centro San Giorgio) e alla Neuroradiologia, si precisa nel testo. «Tuttavia si auspica - questa la posizione dei vertici della sanità provinciale espressa nel documento - la conferma di tutte e tre le funzioni». Della Neuroriabilitazione per «il suo ruolo di hub regionale (centro di riferimento e vera eccellenza locale, ndr) delle cerebrolesioni», delle altre due «perchè indispensabili nella diagnosi e terapia dell’ictus, integrative delle funzioni di neuroscienze nell’Area vasta centro». L’ateneo intanto ha rinforzato la Scuola di specialità in Neurochirurgia. L’appello alla Regione ha un senso in questo caso perché l’ente definisce «la programmazione delle unità operative ricomprese nelle reti di interesse regionale».

In bilico sono anche Radioterapia e Medicina nucleare, per le quali i parametri di popolazione «non prevederebbero la presenza» sul territorio locale. Ma anche in questo caso viene chiesto alla Regione di ignorare le prescrizioni della legge nazionale: per la Radioterapia per il suo rilievo in campo oncologico (il trasferimento dei pazienti a Bologna sarebbe fonte di gravi e inaccettabili disagi) mentre la Medicina nucleare «ha sviluppato competenze nel campo della terapia che possono portare la responsabilità dell’intera Area vasta centro per quel tipo di servizi».

Anche la Nefrologia (bacino 600mila/1.2 milioni di abitanti) non avrebbe i numeri per restare a Ferrara «ma la sua necessità - sottolineano i vertici della sanità locale - deriva dall’impossibilità della gestione della specifica linea di servizio da parte di una delle unità operative presenti nell’Area vasta centro». La Chirurgia vascolare «rientra nei parametri» e comunque, è scritto, «la sua attività è indispensabile al percorso stroke (ictus, ndr)».

I 16 posti letto della Terapia intensiva neonatale (600mila/1.2 milioni di abitanti) possono «contribuire a garantire l’autosufficienza» dell’Area vasta centro mentre la Genetica medica (2/4 milioni di abitanti) dovrebbe essere “protetta” dal suo ruolo di «hub regionale». (gi.ca.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google