La Nuova Ferrara

Ferrara

il vangelo

LA GRANDE RIVOLUZIONE DI AMARE ANCHE I NEMICI

di MARCELLO MUSACCHI
LA GRANDE RIVOLUZIONE DI AMARE ANCHE I NEMICI

MARCELLO MUSACCHI. «Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro». Qual è la posta in gioco? Nel libro del Levitico, la santità, si accompagna con la purità e il culto. A ben vedere il...

3 MINUTI DI LETTURA





MARCELLO MUSACCHI. «Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro». Qual è la posta in gioco? Nel libro del Levitico, la santità, si accompagna con la purità e il culto.

A ben vedere il tempo fondativo, quello della celebrazione, plasma l’agire quotidiano, nelle sue minime contromisure al male, che costantemente minaccia la vita ed i rapporti tra le persone. Si potrebbe quasi dire che il tempo sacro “scandisce” gli istanti del tempo profano, nella concretezza dell’agire umano. Secondo questa logica, nelle piccole opere, legate all’altezza morale di un’epoca, l’uomo si lascia plasmare, pazientemente, alla scuola della santità di Dio. Come un bravo apprendista ne assorbe e tenta di riprodurne lo stile. Si tratta di un esercizio estremamente umile, che intercetta il sentimento profondo di una radice eterna presente in ogni realtà esistente. Se la vita di Dio è il dono che ci sta di fronte, allora il lavoro spirituale consisterà, non tanto nel meritare (un dono non si merita), ma nel liberare l’interiorità da quelle cose ingombranti, che ci allontanano dalla fonte. Solo nel tentativo, che ogni giorno osa ricominciare, senza smarrirsi, progresso e perfezione si abbracciano. Altrimenti c’è la rassegnazione per il declino. Le immagini della prima lettura sono belle ed evocative: «Non coverai l’odio per il tuo fratello… non serberai rancore».

Esploriamole, nella semplicità del messaggio, a cui rimandano. Covare odio nel cuore: trasmettere calore ed energia, per dar vita a ciò che distrugge ogni legame. Serbare rancore: mettere da parte, costituire come eredità dello spirito, una bella sequela rancorosa, che toglie a noi stessi e agli altri ogni possibilità di speranza.

Quanta coscienza, intelligenza, quanto impegno spirituale viene posto ogni giorno nel demolire ciò che ha valore? E quello che accade in noi, ha conseguenze in tutto ciò che ci circonda. La vita morale non è un galateo delle buone maniere, ma un deciso orientamento verso la verità, con tutto ciò che esso comporta.

La scelta quotidiana per la santità si costituisce allora come necessaria opzione, contro ogni forma di disgregazione e decadenza. In gioco c’è ben più di un buonismo mieloso e becero. Gesù porta a compimento questo processo, per noi ed in noi. Colloca un dinamismo inaudito, nel deposito della tradizione, rappresentato nel vangelo da una serie di sequenze, cariche di salutare provocazione verso ogni tentativo di ammorbidire l’opzione morale, o di ridurla a precetto. Ci toglie fuori dal proselitismo del “rattoppo rassegnato” sul vecchio vestito lacero, per indicarci, con chiarezza inequivocabile, la strada coraggiosa e nuova di una libertà creativa, capace di andare oltre ogni codice, ogni giusta, ma spesso insufficiente, restituzione. Si tratta di quella libertà, che nasce dal vivere, appartenendo totalmente a Qualcuno, che ci è Padre. Così, di fronte a noi si schiude un orizzonte che, a tutta prima, spaventa: «amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli». Ma se è pur vero che quando guardiamo in fondo all’abisso del male, proviamo un senso di smarrimento, questo non dovrà accadere, e con maggior forza, pensando alle smisurate possibilità del bene? O forse il bene è scontato? Talmente scontato da non fare più notizia? Non è questa la vera, inconfessabile malattia del nostro spirito, oggi come in ogni tempo: pensare come ingenuità insipiente la strada che ci rende più pienamente umani, più vicini alla santità di Dio?

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google