Siti inquinati, caccia alle responsabilità
L’indagine sul Quadrante Est che ha condotto alla Solvay apre nuove possibilità: ma per Ponte e via del Lavoro è più dura
Gli Sherlock Holmes dell’inquinamento hanno incastrato Solvay per l’invasione del cvm nel sottosuolo del Quadrante Est grazie a una tecnica di analisi scientifica usata a Ferrara per la prima volta in un procedimento civile. Il risultato, come hanno rimarcato Comune e Arpae, è che la multinazionale belga dovrà accollarsi la bonifica definitiva delle discariche tra via Carretti e via Frutteti, al netto di eventuali ribaltoni della rivoluzionaria sentenza del Tar di Bologna. È però difficile che la stessa tecnica possa risolvere anche gli altri cold case dell’inquinamento cittadino, cioè il cvm di Pontelagoscuro e via del Lavoro, perché l’impronta degli organoalogenati del Quadrante Est è molto particolare e non è la stessa delle altre aree che negli anni Duemila sono state sottoposte ad indagini ambientali per la scoperta di sostanze vietate.
Nella tabella a fianco, aggiornata al 2016, sono indicate le principali aree inquinate della città, sulla sessantina di procedimenti attivati. Per quasi tutte sono note le cause delle contaminazioni, visto che v’insistevano (o tuttora ci sono) attività produttive, e in certi casi, come nel petrolchimico, sono ben avviate attività di messa in sicurezza e bonifica a carico delle stesse imprese. Si tratta delle situazioni per le quali non c’è bisogno di indagini particolari come quelle del Quadrante Est, ma per i casi senza attribuzione di responsabilità diretta saranno necessari supplementi d’indagine. L’istruttoria condotta per via Carretti, lungamente preparata, ha già messo a confronto le “impronte” del cvm raccolto nella zona est, a Ponte e in via del Lavoro con le tracce analitiche caratteristiche delle produzioni Solvay, e ha riconosciuto una sola corrispondenza: nel Quadrante Est, appunto. È su queste basi che il Tar di Bologna ha riconosciuto la responsabilità della multinazionale belga, che potrebbe ribaltare la sentenza in Consiglio di Stato solo nel caso l’azienda riuscisse a provare che qualcuno, in zona, produceva con il suo stesso procedimento. La tecnica di analisi è la stessa che ha portato in questi giorni alle condanne per l’inquinamento della discarica di Bussi sul Tirino, nel Pescarese, ma appunto è stata usata per la prima volta nel Quadrante Est nel corso di un procedimento civile. Le altre due “tracce” rilevate dall’analisi isotopica sono molto meno riconoscibili, o quantomeno risultano riconducibili a procedimenti produttivi più comuni. Per quanto riguarda Pontelagoscuro, dove le concentrazioni di cvm avevano raggiunto picchi tra i più alti rilevati non solo a livello nazionale, la decisione presa a suo tempo dall’amministrazione comunale era di attendere la degradazione per via naturale del cvm, cioè qualche decina di anni, evitando nel frattempo di utilizzare l’acqua di pozzo per innaffiare gli orti degli anziani. Più limitate le concentrazioni d’inquinamento nel sottosuolo di via del Lavoro, dove per anni sono rimasti comunque aperti cantieri edili. C’è da dire che il cvm è un gas molto volatile, con tendenza a disperdersi velocemente in atmosfera una volta risalito in superficie.
Non è ancora definito, del resto, il procedimento di bonifica del Quadrante Est. I due anni di emungimento del percolato dell’ex discarica hanno prodotto il prelievo di 10mila tonnellate di liquido inquinante, ma tecnicamente si tratta di una soluzione provvisoria. Per risolvere in via definitiva la situazione bisognerebbe scavare in tutta la sua estensione e profondità l’ex discarica, procedimento escluso a suo tempo dal Comune perché troppo invasivo e rischioso (movimentando a cielo aperto una massa del genere si produce altro inquinamento); oppure lavorare a una messa in sicurezza permanente con drenaggio continuo, che dovrebbe però andare avanti per decenni. Non è stata nemmeno tentata una quantificazione del costo dell’intervento, poiché si attendono le mosse di Solvay, ma l’ordine di grandezza è quello di diversi milioni di euro.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
