Stretta sui furbetti delle lauree
Indagano Corte dei conti e procura. Il codigorese Tagliati potrebbe avere conseguenze solo penali
CODIGORO. «Apriremo un’istruttoria per la fattispecie di danno erariale. Un danno che appare piuttosto rilevante». Il procuratore della Corte dei Conti di Venezia Paolo Evangelista annuncia così l’inchiesta sui “furbetti delle lauree”, i dirigenti (ed ex tali) della Regione Veneto, ai quali la stessa contesta la mancanza della laurea dichiarata in curriculum. Due fascicoli intestati a Giovanni Artico e al codigorese Enrico Tagliati, rispettivamente ex responsabile del Servizio Bonifiche di Porto Marghera ed ex referente della Commissione Salvaguardia Venezia, sono stati così trasmessi alla Procura ordinaria di Venezia per valutare il reato di falso in atto pubblico e a quella della Corte dei Conti per l’ipotesi di danno erariale. Ipotesi, quest’ultima, di cui potrebbe essere chiamato a rispondere in particolare Artico in quanto il titolo di studio da lui dichiarato - laurea in Scienze Politiche conseguita a Trieste, ma non risultante agli uffici - era indispensabile per l’incarico svolto. In sostanza: senza laurea non poteva ricoprire quel posto. E dal momento che del titolo in questione non c’è traccia (ce n’è invece uno ad honorem conseguito negli Usa), Artico potrebbe essere chiamato a risarcire lo Stato. In particolare, se le ipotesi contestate venissero confermate dall’istruttoria della Corte dei Conti, l’ex dirigente potrebbe essere chiamato a restituire tutti gli stipendi conseguiti in 10 anni, dal 2005 al 2015, periodo in cui ha lavorato a Venezia. Una bastosta. Ci sono infatti due orientamenti giurisprudenziali, spiegano in Corte dei Conti a Venezia: uno più restrittivo che impone la restituzione di tutte le retribuzioni indebitamente conseguite e uno più “morbido” che prevede il rimborso solo di una parte di esse. Il dirigente si è dimesso dalla Regione il 30 novembre 2015, dopo il coinvolgimento nell’inchiesta Mose dalla quale è uscito con una sentenza di assoluzione.
Diversa la situazione per l’altro funzionario finito nei guai, Enrico Tagliati, sospeso dal servizio per un periodo di sei mesi. La Regione ha trasmesso anche in tal caso la segnalazione alle due Procure, ma è probabile che non ci saranno conseguenze sotto il profilo contabile in quanto il ruolo da lui ricoperto era accessibile, almeno fino al 1999, senza laurea. E Tagliati, infatti, ha esibito il diploma: quel posto, insomma, gli spettava nonostante non vi sia traccia della laurea in Architettura che ha dichiarato di aver conseguito allo Iuav nel 1980.
Gli accertamenti sui titoli di studio di dirigenti e “posizioni organizzative” sono stati disposti dal governatore Luca Zaia la scorsa estate. In precedenza era stato il direttore generale della Sanità Domenico Mantoan a chiedere analoga verifica tra i 60 mila dipendenti del comparto. Emerse così il caso di Andrea Stampini, accusato di aver esercitato per quasi 40 anni l’attività di ginecologo senza laurea fra Trento, Bassano e Dolo e di aver procurato lesioni gravi a dei pazienti, fra cui un bimbo di Camponogara. La Corte dei Conti di Trento gli ha contestato un danno erariale di 782 mila euro, tutti gli stipendi ricevuti dalla sanità trentina tra il 1985 e il 1998. Secondo, appunto, l’interpretazione giurisprudenziale più restrittiva
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