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«Presa di mira la figlioletta del mio assistito»

BONDENO. «Non si può colpevolizzare così un uomo senza sapere come sono andate le cose. Il mio assistito non ha colpe nell’uccisione del cane, ma lui e la sua famiglia, compresa la sua figlioletta...

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BONDENO. «Non si può colpevolizzare così un uomo senza sapere come sono andate le cose. Il mio assistito non ha colpe nell’uccisione del cane, ma lui e la sua famiglia, compresa la sua figlioletta sono presi di mira in paese». L’avvocato Irene Serafini, che difende l’operaio del Consorzio delle Bonifica di Burana visto con il collega che ha sparato al quattrozampe uccidendolo, non ha dubbi. La posizione del suo assistito, che è stato denunciato insieme al collega che è accusato di aver sparato al cane in una delle strutture che il consorzio di bonifica ha nel Bondenese, sarebbe tale «da fare sì che sia scagionato». L’avvocato racconta che l’uomo «era sì nella struttura del consorzio in cui si trovava il collega che ha sparato, ma era lontano alcune centinaia di metri. Ha sentito il rumore dello sparo e solo allora si è avvicinato, dovendo peraltro arrivare con l’auto. Anzi, ha confidato che quando ha visto il collega con il fucile in mano e ha capito cosa era successo ha anche avuto paura». Una posizione che sarà definita dai magistrati, spiega l’avvocato Serafini, che però sottolinea il clima di questi giorni: «Sia il mio assisito sia la moglie, sia i genitori sono stati sottoposti ad accuse e insulti. E di più non è stata risparmiata nemmeno la sua figlioletta. Non è possibile una simile situazione».

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