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Berco, dopo l’intesa si guarda al futuro della produzione

Berco, dopo l’intesa si guarda al futuro della produzione

Oggi a Roma la firma dell’intesa su esuberi e cassa Domani in programma le assemblee in fabbrica

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COPPARO. Appuntamento questa mattina alle 11 al ministero del Welfare a Roma, per la firma dell’accordo riguardante la Berco di Copparo, dopo l'intesa siglata lo scorso 16 gennaio tra azienda e sindacati.

Il periodo di cassa integrazione massimo è di 12 mesi (dal prossimo 1 marzo e fino al 28 febbraio dell’anno prossimo) mentre il numero complessivo di lavoratori che dovrebbero uscire (in modo volontario) si attesterà sulle 198 unità: ben inferiore ai 365 dipendenti (331 per lo stabilimento di Copparo e 34 a Castelfranco Veneto) che Berco e l'azionista Thyssen Krupp avevano inizialmente richiesto.

«Finora vi sono state circa sessanta richieste di uscita dalla fabbrica - ricordano le Rsu Berco, che faranno parte della delegazione sindacale al ministero - . Dell’incontro poi si tratterà venerdì in assemblea coi lavoratori. Oltre alla cassa integrazione, si parlerà del futuro di Berco e nuovi ordinativi».

Berco sarà presente col board aziendale guidato da Sven Arend. Conferma in poche battute Paolo Da Lan, segretario provinciale della Uilm-Uil di Ferrara (in prima fila nell'incontro romano coi colleghi Samuele Lodi segretario della Fiom-Cgil, Sandra Rizzo, segretario della Fim-Cisl, oltre a rappresentanti della Fismic): «A parte l'aspetto della cassa integrazione, con la controparte si entrerà nel vivo della prospettiva futura della Berco, dei nuovi segnali di mercato con la richiesta di nuovi ordinativi anche a Copparo e straordinari. Dal canto loro i dirigenti di Tk e Berco ci hanno confermato anche nella recente visita a Copparo (col manager Karsten Kross in trasferta nello stabilimento locale, ndr) che Berco fa sempre parte a pieno titolo del gruppo».

Aggiunge Da Lan: «Di questo e altro parleremo nei dettagli nelle assemblee di domani. Ma poi si dovrà aprire ancora il capitolo della presenza Berco sul territorio, anche in rapporto al ruolo delle istituzioni (Comune, Provincia e Regione) e per l'impatto sociale ed economico, per capire anche quali prospettive ci saranno per i lavoratori in uscita dalla fabbrica».

Franco Corli

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