Mons. Negri annuncia: resterò ancora in diocesi
Anche dopo l’arrivo del nuovo vescovo continuerà ad abitare a Ferrara «Scelta che esprime un legame con la comunità e fraterno sostegno a Perego»
Lo ha annunciato attraverso il suo sito. Monsignor Luigi Negri ha deciso di rimanere nel territorio diocesano ferrarese, anche dopo l’arrivo del nuovo arcivescovo monsignor Gian Carlo Perego. Una volta diventato vescovo emerito, come d’altronde aveva anche fatto intuire in più di un’occasione, resterà in quella che è stata per quattro anni la sua diocesi. Ma ora è davvero ufficiale come si legge nel comunicato.
«Un avviso per la comunità cristiana dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio - viene riportato - che, secondo il disposto del can. 402 del Codice di Diritto Canonico, l'arcivescovo Luigi Negri rimarrà ad abitare presso il nostro territorio diocesano. Tale scelta intende esprimere non solo, quel legame sponsale che lega un pastore al suo popolo anche quando rinuncia all’esercizio attivo del ministero; ma anche la piena comunione e il fraterno sostegno al nuovo pastore verso il quale, fin da ora, ci si pone in ascolto e collaborazione».
Monsignor Negri quindi è molto chiaro in questa affermazione nella quale intendo mettersi al servizio della diocesi in piena collaborazione con il nuovo arcivescovo Perego. Una scelta che cancella anche quelle voci sorti dopo la nomina del direttore di Migrantes a successore di Negri a Ferrara che volevano una coabitazione difficile se non impossibile nella stessa diocesi di due persone così diverse. Negri resta non solo con il consenso del nuovo arcivescovo Perego ma anche con quello di Papa Francesco. Chi è stato vicino in questi anni a monsignor Negri spiega questa scelta con il fatto che a Ferrara è riuscito a trovare una comunità viva in grado di dare stimoli di riflessione, riaprire un cammino di fede e offrire slanci di carità.
Monsignor Negri si è avvalso del diritto canonico che disciplina le prerogative e le funzioni del vescovo. In particolare al Cann. 402 si legge al punto 1: il Vescovo, la cui rinuncia all'ufficio sia stata accettata, mantiene il titolo di vescovo emerito della sua diocesi e, se lo desidera, può conservare l'abitazione nella stessa diocesi, a meno che in casi determinati, per speciali circostanze, la Sede Apostolica non provveda diversamente. Al punto 2: la Conferenza Episcopale deve curare che si provveda ad un adeguato e degno sostentamento del Vescovo che rinuncia, avuto presente tuttavia l'obbligo primario a cui è tenuta la diocesi per la quale ha prestato servizio.
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