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Non pagava l’hashish, pestato con catene e teaser

L'ingresso del tribunale di Ferrara
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L'ingresso del tribunale di Ferrara

Due anni e tre mesi di reclusione per la violenta spedizione punitiva

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FERRARA. Quel pestaggio nello spiazzo verde tra le vie Ungarelli e Recchi è stato senza dubbio una spedizione punitiva, ma non c’è la certezza che la vittima sia stata anche rapinata. Per questo ieri il Tribunale di Ferrara ha inflitto a Naim Chalghoumi, tunisino, una condanna a 2 anni e 3 mesi di reclusione per lesioni e porto illegale di strumenti atti a offendere, contro i 6 anni e 8 mesi chiesti dal pubblico ministero Stefano Longhi, che nel “conto” finale aveva incluso anche il reato di rapina. Questo, in ogni caso, non toglie nulla alla brutalità dei fatti, avvenuti il 18 gennaio di due anni fa e per i quali gli altri due complici dell’imputato, anche loro tunisini, sono già stati condannati in abbreviato a 4 anni e 4 mesi (e 1.200 euro di multa) per tutti e tre i reati contestati.

All’origine del pestaggio, un debito di droga. La vittima, come ha riferito ieri ai giudici, era solito comprare hashish dai suoi connazionali, nel grande mercato all’aperto dei Baluardi. Cinque euro una volta, cinque un’altra, e il debito aveva finito per accumularsi. Una trentina di euro, la somma dovuta dalla vittima ai fornitori, che qualche sera prima del pestaggio avevano cercato di strappargli il denaro di mano, ma erano stati di nuovo beffati.

Questo affronto, prima ancora del debito, il motivo all’origine della punizione. I tre avevano incrociato la loro preda nel parchetto, e senza troppi complimenti lo avevano colpito alle spalle con catene di ferro. Una volta a terra, lo avevano riempito di calci e pugni e, sempre secondo il racconto della vittima e di un amico intervenuto a soccorrerlo, anche con un “teaser”, un bastone che rilascia scariche elettriche. Solo in un secondo tempo il ferito si sarebbe reso conto che dalle tasche dei calzoni mancavano dodici euro. Una circostanza non riferita nell’immediatezza, all’arrivo del 118 e delle Volanti, ma solo in fase di denuncia agli ispettori della Mobile. Incertezze che a suo tempo il gip aveva valutato significative e contraddittorie al punto da respingere la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dal pm per gli imputati (i due condannati, nel frattempo, si sono resi irreperibili), e che al dibattimento di ieri hanno indotto i giudici ad assolvere (per la “vecchia” insufficienza di prove) l’imputato per il reato di rapina, e a condannarlo a 2 anni e 3 mesi solo per le lesioni aggravate (la vittima aveva riportato ferite guaribili in 12 giorni) e il porto illegale di strumenti atti a offendere. L’imputato (difeso dall’avvocato Massimo Bissi), aveva fornito una versione dei fatti non molto verosimile, sostenendo che tra i quattro era scoppiata una zuffa per vecchie ruggini nate molto tempo prima in Tunisia.(a.m.)

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