Professionista del sesso rapinata nella sua casa
A processo il fidanzato e un amico: avrebbero organizzato il colpo. Ma la donna aveva già messo i suoi guadagni (settemila euro) al sicuro
FERRARA. Lei, la vittima: una professionista di prestazioni sessuali sadomaso. Loro, gli imputati: il fidanzato della donna, nel ruolo di basista; e un amico, indicato come esecutore materiale dell’aggressione. Questi i protagonisti della vicenda che ha condotto i due uomini sul banco degli imputati con l’accusa di rapina aggravata in concorso. Il processo, che si è aperto ieri con l’udienza filtro per l’ammissione delle liste dei testimoni, proseguirà a ottobre con il dibattimento.
La donna, che riceve i clienti nel suo appartamento a Ferrara, era stata rapinata in casa sua nell’ottobre di quattro anni fa. Agli inquirenti aveva raccontato che poco prima delle 22.30 un uomo le aveva citofonato chiedendole un incontro, presentandosi come “Mario”. Ma quando aveva aperto la porta si era trovata di fronte un individuo con il volto coperto da una sciarpa, che l’aveva strattonata e fatta cadere a terra. Poi aveva frugato nella sua borsetta, dove aveva preso trecento euro, e subito dopo si era diretto a colpo sicuro fino all’armadio della camera da letto, dove di solito la donna conservava i suoi guadagni. Quella sera avrebbero dovuto esserci poco meno di 7000 euro, ma la donna aveva avuto l’accortezza di consegnarli alla madre il giorno prima, e il malvivente si era dovuto accontentare di quanto aveva trovato nella borsetta. Nella colluttazione, però, la donna era riuscita ad abbassargli un po’ la sciarpa, e a vederne i lineamenti.
Dopo la denuncia erano state avviate le indagini, e un anno e mezzo più tardi, nel febbraio del 2015, la donna era stata convocata in questura per un riconoscimento fotografico, e tra una decina di volti aveva indicato come il responsabile dell’aggressione uno dei due imputati. È risultato che l’uomo quella sera era in compagnia del fidanzato della donna. Quest’ultimo era stato fuori città per alcune faccende personali e aveva chiesto all’amico di riaccompagnarlo a Ferrara, perché non aveva la patente. Secondo l’accusa il fidanzato aveva indicato al complice il luogo in cui la donna custodiva il denaro, e quella sera - mentre era in atto la rapina - lo aspettava in auto. Secondo la difesa invece (gli avvocati Davide Bertasi per il fidanzato e Piero Giubelli per l’amico) gli imputati non avrebbero avuto il tempo materiale per compiere la rapina, perché alle 22 si trovavano ancora a Stienta, secondo quanto emerso dall’analisi delle “tracce” telefoniche. La difesa contesta anche il riconoscimento del rapinatore da parte della vittima. Che, tra l’altro, stenta a credere alla colpevolezza del fidanzato. Tutti elementi che dovranno essere valutati dai giudici nel corso del dibattimento che si aprirà nel mese di ottobre.(a.m.)
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