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Amianto-Baltur Cambia l’accusa, processo rinviato

CENTO. Torna alla richiesta di rinvio a giudizio, il processo per la tragedia di Giampaolo Brugioni, il tecnico di Reno della Baltur morto a 64 anni nel dicembre scorso per mesotelioma pleurico...

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CENTO. Torna alla richiesta di rinvio a giudizio, il processo per la tragedia di Giampaolo Brugioni, il tecnico di Reno della Baltur morto a 64 anni nel dicembre scorso per mesotelioma pleurico maligno. Una malattia, sostiene l’accusa, collegata all’esposizione all’amianto che Brugioni maneggiava nell’azienda centese dove aveva lavorato per oltre 30 anni. Il rinvio, disposto ieri dal giudice Debora Landolfi, si è reso necessario per la modifica del capo di imputazione a carico del titolare dell’azienda, Gianni Fava: inizialmente lesioni colpose e poi, dopo la morte di Brugioni, omicidio colposo. Un processo importante, quello in corso a Ferrara, perché l’accusa (pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante) punterà a dimostrare il nesso causale tra insorgenza del mesotelioma ed esposizione all’amianto, e creare un importante precedente per altri morti o malattie correlate all’amianto. La moglie e la figlia di Brugioni si sono costituite parte civile attraverso l’avvocato Daniela Boscolo. L’imprenditore Gianni Fava è difeso dall’avvocato Marco Martines mentre l’azienda Baltur, citata come responsabile civile, è rappresentata dall’avvocato Alessandra Melandri.

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