Caricento resta in utile e punta sulla Romagna
Risultato in calo per i 3,8 milioni dei salvataggi Bankitalia, 6 centesimi di dividendo. Roncarati e Damiano sul futuro prossimo: non temiamo Bper-Carife, andiamo dove ci sono banche in crisi
FERRARA. «Siamo una banca che combatte». L’incipit è di Carlo Alberto Roncarati, il presidente di Caricento, e forma una cornice congiunturale adeguata al quadro dei conti 2016 dell’istituto centese, «la banca locale di riferimento a Ferrara» l’ha definita il direttore Ivan Damiano. C’è sicuramente da combattere, perché le ottimistiche previsioni di ripresa di un anno fa non si sono concretizzate, «la crisi non molla e questo si riflette sulle banche: 6 delle prime 10 perdono, di crediti deteriorati ormai si parla in tutti i tg. In queste condizioni chiudere il bilancio in utile è già un motivo di soddisfazione» ha sillabato il presidente. L’ultima riga del bilancio 2016 riporta un utile di 1.721.000 euro, contro gli oltre 3 dell’anno scorso, ma anche in questo caso ha pesato l’assegno staccato a Bankitalia per il Fondo di risoluzione, cioè il soccorso alle banche in difficoltà tra le quali Carife: 3,801 milioni, con l’ultima richiesta da 2,1 milioni giunta via raccomandata... il 30 dicembre scorso. L’utile netto “normalizzato”, senza cioè queste poste extra, sarebbe stato di 5,9 milioni. In ogni caso anche quest’anno, il 26esimo di fila, ci sarà un dividendo di 6 cent (7 l’anno scorso), e siamo già al 14esimo anno di fila senza richieste di capitale agli azionisti.
Nonostante il contesto, i vertici della banca descrivono una Caricento dinamica, che non si ferma al suo territorio di elezione, che peraltro sarà “minacciato” dall’arrivo in forze di Bper in predicato di acquistare Carife, e punta sulla ripresa dell’immobiliare («si comincia a muovere il mercato dei capannoni industriali» detto Damiano) per allentare la pressione sui crediti deteriorati liberando risorse. «Abbiamo aperto, oltre che in città, anche sulla costa dove c’è un’economia turistica in fase di rinascita e stiamo guardando verso la Romagna con molto interesse - ha sottolineato Roncarati - Parliamo sempre di aperture di nuovi sportelli, come quello di Faenza, e non di acquisizioni: è meno rischioso. Ferrara? Abbiamo aperto uno sportello private, stiamo valutando altri passi». Damiano ha articolato nel dettaglio la strategia territoriale: «La Romagna è una terra contigua, ci sono banche in difficoltà che contribuiamo a tenere in vita, non è detto però che si debba lasciare loro tutti i clienti... Non andiamo certo verso l’Emilia centrale dove ci sono realtà solide come Bper, Credem e Cariparma. La mancata acquisizione di Carife e l’arrivo della banca modenese? Bper non ci spaventa, un concorrente in più o in meno cambia poco, e rispondiamo rinnovando l’attenzione verso i nostri territori, pur senza parlare di protezionismo alla Trump.
Il Centese del resto sta tenendo bene, anche le ultime ferite del terremoto si stanno richiudendo con cantieri che, si può semmai notare, vengono aperti da imprese non locali. La rinuncia a Carife? Quanto successo negli ultimi due anni alla banca ferrarese - è il ragionamento di Damiano - spiega le nostre decisioni di due anni fa, che avrebbero impegnato il 100% delle nostre risorse (oggi saremmo al 50%)».
I guerciniani negano peraltro di aver beneficiato di un particolare effetto-Carife sui clienti: alla crescita di 5mila unità per ciascuno degli ultimi due anni, infatti, «hanno contribuito in maniera omogenea tutti i nostri territori» è il calcolo del direttore.
Il budget dell’anno in corso è calcolato in costanza di tassi d’interesse, e nella previsione delle nuove, gravose incombenze Bce. Si punterà, comunque, in maniera decisa sul credito al consumo con un nuovo prodotto, e sulla cessione del quinto di stipendio, oltre che sui prodotti assicurativi.
Stefano Ciervo
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