Professore minacciato da papà, sarà risarcito per danni
Portomaggiore, il genitore condannato dalla Cassazione a pagare duemila euro. Dopo un brutto voto alla figlia disse al docente: «Ti faccio andare in pensione»
PORTOMAGGIORE. «Io la faccio mandare in pensione». Infuriato per l’insufficienza assegnata a un compito della figlia, un papà aveva affrontato a muso duro un professore di italiano delle scuole superiori di Portomaggiore. E adesso dovrà risarcire il docente con 2000 euro per i danni morali. Così ha stabilito la Corte di Cassazione di Roma, ponendo fine a una vicenda cominciata sette anni fa. Il bellicoso genitore non si era rassegnato di fronte al brutto voto preso dalla figlia, e aveva anzi fatto valutare l’elaborato da un’altra persona che, manco a dirlo, l’aveva giudicato positivo.
Correzione “bis” alla mano, il padre aveva dunque prospettato al docente la sua immediata “rottamazione”: «Io la mando in pensione, io la faccio mandare in pensione», aveva ripetuto, quasi lasciando intendere di poter contare sulle giuste conoscenze. La piazzata era diventata materia per il Giudice di Pace, visto che il prof si era sentito minacciato e aveva intrapreso le vie legali, assistito dall’avvocato Paolo Scaglianti. Il primo round però, nel febbraio del 2014, era stato favorevole al papà, perché secondo il Giudice di Pace quelle non potevano essere considerate vere minacce, visto che in realtà il padre della studentessa non aveva la reale possibilità di procurare danni professionali al docente.
A questa sentenza era stato presentato Appello davanti al Tribunale di Ferrara, e il giudice Alessandra Testoni un anno fa era arrivata a conclusioni diverse, sostenendo che la condotta del genitore fosse «del tutto idonea a prospettare un male ingiusto», perché in essa «poteva leggersi la velata capacità, se non di anticipare il pensionamento del professore, quantomeno di arrecargli fastidi nella vita professionale, e dunque un male ingiusto (...) al di là dell’ironica sottolineatura - non può evitare di rimarcare il giudice - che nel sentire sociale ormai il conseguimento della pensione resta una chimera».
Timori, quelli di ricevere un male ingiusto, comunque tutt’altro che infondati - osserva ancora il giudice - visto che il professore era stato poi spostato in un’altra classe dal dirigente, per smorzare le polemiche. Tutto questo, conclude il giudice - si concretizza in un danno morale «che per la delicatezza della sfera aggredita, quale la vita professionale della vittima, deve essere quantificato in una cifra significativa, che si ritiene congruo individuare in euro 2000».
Una sentenza che ora ha avuto il sigillo definitivo dalla Cassazione. La Suprema Corte ha confermato dunque la condanna al pagamento di 2000 euro di risarcimento, oltre a 1.500 di spese di giudizio. Un brutto voto costato decisamente caro.
Alessandra Mura
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