Al mercato l’umore è nero
Portomaggiore, la crisi pesa sulle spalle degli ambulanti: «E siamo da soli»
PORTOMAGGIORE. Un giro nel mercato del venerdì di Portomaggiore, per saggiare gli umori dei commercianti. La giornata di ieri era nuvolosa, in sintonia forse con gli umori degli ambulanti, che in linea di massima, risentono molto della crisi economica e quindi del calo di affluenza. A sentire gli operatori, manca anche la tradizionale passeggiata al mercato, quella fatta per pura curiosità, a guardare le bancarelle. Un fenomeno generalizzato che riguarda anche Portomaggiore. Negli anni è cambiata anche la fascia d’età di chi frequenta il mercato: sempre meno famiglie e giovani, e più anziani, confermano gli addetti al settore, e sempre più anziani che giocoforza debbono fare i conti con la pensione. Paolo Franceschetti, che vende tendaggi, spiega che «questo per esperienza è sempre stato un bel posto dove fare il mercato, ma ultimamente la qualità dei prodotti si è abbassata, e di conseguenza anche l’afflusso di persone. Oltre a questo, probabilmente c’è una non adeguata gestione del Comune e delle associazioni, dato che non ci sono controlli e i regolamenti applicati sono diversi per italiani e stranieri. Poi questa dovrebbe essere zona pedonale, ci sono i cartelli che avvisano, ma le auto passano comunque, e a alta velocità, a discapito della sicurezza dei clienti e nostra». Antonio Tavano, venditore di articoli di bigiotteria, ritiene che «devono andare via gli stranieri. Lasciano immondizia, la merce non ha qualità, non pagano le tasse. Gli altri italiani hanno paura a dire queste cose, io no».
Alberto Bregoli fa un discorso più generale, legato alla crisi del mercato un po’ ovunque. «La crisi c’è, febbraio per noi è un mese di ferie. Famiglie e giovani non si vedono più, preferiscono andare nei centri commerciali. La crisi riguarda tutti i mercati, soprattutto quelli di paese. Il problema non è tanto la gestione del comune, che si mostra sensibile e abbastanza malleabile nella gestione, ma sono altri». Ivan Piva fa anche lui riferimento alla crisi generalizzata. «La visione negativa del futuro, la crisi, mietono paura. Adesso anche due cinesi che conosco hanno ceduto l’attività di ambulanti per andare via. Diventa un brutto segnale quando anche gli stranieri se ne vanno». Graziella Soffritti, venditrice di oggettistica da casa, sostiene che «adesso la gente non fa più neanche la passeggiata al mercato. Ci sono poche famiglie, molti anziani che devono fare i conti con la pensione per arrivare alla fine del mese». Non si discosta molto dal trend, Franca Schiassi, che vende abbigliamento. «Sono qui da circa dieci anni, e ho visto proprio un calo netto nell’afflusso di persone. Addirittura ci sono piazzole vuote in ottimi posti, cosa che 4/5 anni fa non si vedeva proprio. Adesso la gente ha paura dei mendicanti, che le rubino la borsa, quindi oltre alla crisi, ci sono anche questi timori».
Veronica Capucci
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