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Crac Cmr, in aula la verità di Caravita

di Daniele Predieri
Bruno Caravita, ex direttore generale di Cmr
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Bruno Caravita, ex direttore generale di Cmr

L’ex dirigente: alle Seychelles 5 volte. Là i soldi? Chiacchiere Veleno su Camilletti e Capisani: «Testimonianze vergognose»

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ARGENTA. Era il “padre-padrone” di Cmr, coop rossa erede economica del potere che fu della Coopcostruttori. Era “l’uomo solo al comando” , ma lui Pier Bruno Caravita, ex direttore generale della Cooperativa Muratori Riuniti di Filo d’Argenta non accetta il ruolo di responsabile del crac della sua coop (buco da 100 milioni, 300 creditori). E a chi in aula, ex presidente e vice (Giorgio Camilletti e Lauro Capisani) aveva in passato sostenuto che il potere in coop l’aveva solo lui, risponde scomposto e velenoso: «Ognuno si difende come può e se posso dirlo quelle due testimonianze sono state vergognose». Camilletti e Capisani sono già fuori dal processo, Caravita avrebbe voluto, ma la pena patteggiata era troppo bassa, per le sue responsabilità (presunte) nel crac Cmr: un grande sperpero del patrimonio della coop che si è trasformato in una girandola di bancarotte per dissipazione e preferenziali.

Non ci sta Caravita e spiega: «Avevo un ruolo di riferimento, ma in una azienda che fatturava 150/200 milioni di euro, che contava 62 società satellite, oguno aveva le proprie responsabilità, così come presidente e vice». Parla per 4 ore, in aula, davanti al tribunale di Ferrara, nella veste di maggior imputato. Secondo l’accusa, nel 2010, quando lui cede il potere di Cmr (prima come direttore generale e poi dal cda) in realtà lui figurerà in conflitto - diretto o indiretto tramite familiari o amici - con altre società cui Cmr e le consociate vendono e “svendono” - questa l’accusa, di dissipazione - il patrimonio. Si arriva agli interessi personali, alle triangolazioni sospette con gli altri imputati dei crac. Un esempio? La NewCo, Marina Estate che doveva nascere da Serco e Marinagest (società Cmr). “Lei ne era socio occulto?” chiede il pm Proto.

Caravita spiega di aver dato un assegno da 15 mila euro a Paolo Conforti (una quota azionaria). Di averci poi ripensato, averne chiesto restituzione, assegno nel frattempo incassato da Maria Giulia Scozzoli (compagna di Conforti, entrambi coimputati). Caravita decise con la moglie Patrizia Odessa di transare quei 15 mila euro con mobili d’epoca ceduti dalla Scozzoli alla moglie: e così non era più socio, occulto. In conflitto tra Cmr e le società di amici. Si arriva anche ai soldi. Il pm Proto lo incalza sui viaggi alle Seychells a vedere le tartarughe, come si ironizzava in Cmr, alludendo a presunti viaggi per trasferire denaro: «Sono stato 5 volte là, mi piace la natura», risponde. “Non voglio sapere di turismo ma delle chiacchiere da bar”, chiede Proto, alludendo ai conti off shore, mai trovati, nemmeno cercati, un limite dell’inchiesta. «Credo lei stesso si sia dato la risposta», ironizza Caravita.

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