Preti raggirati, tre condanne
Banda ferrarese riconosciuta colpevole, pene fino a sette anni
Sette anni e mezzo per Cristiano Perini, cinque per Fabio Bui, due e mezzo per Felice Fusco. I tre ferraresi accusati di aver truffato o aver tentato di raggirare quindici tra sacerdoti e monsignori tra l'ottobre del 2011 e il maggio del 2013 sono stati condannati ieri a Ravenna, dove i reati erano stati compiuti. I giudici hanno stabilito anche un risarcimento nei confronti dell'ex segretario del cardinale Ersilio Tonini che fu “spremuto” bonifico dopo bonifico fino a perdere 388mila euro; per il prelato 84enne l'organo giudicante ha innalzato la cifra da rifondere a 430mila euro, considerando anche i danni morali, mentre per l'altra parte offesa costituitasi parte civile t il risarcimento disposto ammonta a 12mila euro. L'accusa, rappresentata ieri dal sostituto procuratore Cristina D'Aniello, aveva chiesto pene comprese tra i sei e gli otto anni.
Riconosciuta l'associazione a delinquere per una truffa che si avvaleva di copioni collaudati, in cui ognuno dei presunti complici recitava la sua parte. Le vittime venivano infatti contattate da persone che si spacciavano come intermediari in grado di poter recuperare eredità abbandonate di religiosi già morti. Nel caso dell’ex segretario di Tonini, uno dei tre finse di essere un maresciallo dell’Arma in grado di potergli far recuperare 37mila euro che il cardinale aveva perso qualche anno prima sempre a causa di un raggiro. Ma per poter avere quei soldi il monsignore avrebbe dovuto versare degli oneri fiscali su un conto corrente finendo per perdere un patrimonio; una spirale senza fondo per cercare di tamponare la quale si spinse persino ad attingere 39mila euro dai conti correnti di una parrocchia in cui era stato mandato a svolgere il suo servizio pastorale (per quell’episodio il prete venne a sua volta processato e condannato a un anno e sei mesi per appropriazione indebita). Tra le vittime mancate anche il vescovo Lorenzo Ghizzoni che nell'aprile del 2013, pochi mesi dopo il suo insediamento, venne contattato da un uomo che si qualificò come l'allora comandante provinciale dei carabinieri; monsignor Ghizzoni però non abboccò e il colpo fallì. Poco dopo un nuovo tentativo ai danni dell'economo della Diocesi, monsignor Guido Marchetti, contattato dal sedicente figlio di un fervente cattolico deceduto intenzionato a fare una donazione alla Curia da 60mila euro.
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