La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

Il costo della salute

di LUCA TRAINI
Confezioni di farmaci
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Confezioni di farmaci

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara

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FERRARA. Difficile restare indifferenti alla notizia che dall'epatite C si può guarire con una cura che a dirla così sembra quasi banale: una pillola al giorno, per tre mesi. Impossibile rimanere sereni di fronte all’evidenza che in Italia il trattamento costa 80mila euro mentre altrove cento volte di meno, e che molti da noi non possono averlo.


L’uomo che ieri sulla Nuova ha raccontato il lieto fine della sua odissea trentennale, nella sventura di una malattia grave può dirsi fortunato, perché l’Emilia è fra le primissime regioni ad aver finanziato la cura e perché le sue condizioni lo hanno iscritto di diritto tra i pazienti che la sanità pubblica si può permettere di curare con il Sovaldi; in provincia solo 150 in un anno e mezzo. Fa male ammetterlo: con 800mila pazienti di epatite C stimati per l’Italia, le scelte sanitarie sono piegate ai limiti di budget.

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Il nuovo medicinale contro l’epatite C è stato messo a punto da una giovane società con un investimento da sessanta milioni, ma il prezzo piuttosto è tarato sull’assegno da undici miliardi con cui la multinazionale Gilead, fiutando l’affare, ha acquistato azienda e prodotti. Almeno il prezzo per l’Occidente, quello a cinque cifre. In Africa e Asia, i listini sono decisamente più bassi. Il braccio di ferro avvenuto in India è emblematico: finché il colosso non si è impegnato a ridimensionare le pretese, lo stato non ha riconosciuto il brevetto e circolavano “equivalenti” a un euro a pasticca; oggi la cura completa e marchiata è venduta a duemila euro. Valori simili in Egitto: settecento euro per la confezione mensile, comunque più del doppio del costo di produzione.


In Spagna o in Francia un malato può almeno decidere di andare in farmacia, magari accendendo un mutuo; in Italia neppure quello. Deve sperare di rientrare nella lista di cure, o prenotare un viaggio all’estero. Perché i medicinali senza autorizzazione non possono entrare in Europa, ma i pazienti possono sempre espatriare. Triste, ma è così. Almeno finché l’Aifa non darà il via libera a farmaci alternativi che possano spezzare il monopolio, o la Sanità non riesca a spuntare prezzi migliori, con il crescere degli acquisti.
Buona domenica.

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