Restano senza pensione per un errore burocratico
Comacchio, l’odissea di una coppia che si è trovata senza soldi e senza casa Il Tribunale dà loro ragione e condanna l’Inps al pagamento di quanto dovuto
COMACCHIO. Trovarsi per strada, senza soldi ed essere costretti a vivere assistiti dai servizi sociali per un errore legato alla parte di burocrazia lunga e malata da cui se e quando se ne viene fuori lo si fa con le ossa inevitabilmente rotte. È successo alla famiglia Hasanaj, cittadini albanesi residenti in Italia fin dalla metà degli anni ’90 che si sono affidati nelle mani dell’avvocato Pierluigi Negri il quale li a aiutati a uscire da un incubo.
«La famiglia Hasanaj - spiega Negri - è nel nostro Paese con regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro rilasciato dalla questura di Lecce, città dove hanno avuto la residenza fino al 2009 e si è poi trasferita Comacchio e la loro odissea ha inizio nel 2012».
Cos’è successo? «Cinque anni fa, appunto, l’Inps, direzione provinciale di Lecce, comunica con lettere recapitata ad un indirizzo della città pugliese dove gli Hasanaj non risiedevano più da tre anni la revoca della pensione (ottenuta al raggiungimento del 65º anno di età) e collocazione a debito delle somme corrisposte senza specificarne le motivazioni». La famiglia, «privata dell’unica fonte di reddito - prosegue l’avvocato Negri - viene inspiegabilmente e illegittimamente lasciata nell’indigenze più assoluta, subisce lo sfratto e vive assistita dai servizi sociali».
I due in un primo momento hanno fatto ricorso ma senza ottenere alcun risultato. «Nel 2015 hanno ottenuto dall’Insp la ricostruzione dell’assegno sociale con decorrenza giugno 2015 ma, sul trattamento ricostituito, l’istituto ha posto una trattenuta del 20% dell’importo». I coniugi si sono rivolti poi al Tribunale di Ferrara per ottenere l’annullamento del provvedimento e il pagamento di tutte le somme loro non corrisposte e, in tale sede «apprendono che la motivazione della revoca della prestazione sarebbe conseguenza di una presunta irregolarità nel rilascio del permesso di soggiorno».
Nel corso del processo «la circostanza è risultata infondata - va avanti il legale - e la posizione dei coniugi Hasanaj assolutamente regolare tanto che è stato accertato il loro diritto alla percezione dell’assegno sociale». «Con la sentenza - conclude Negri - è stata resa giustizia ma nessuno li ripagherà delle sofferenze. La speranza che è almeno l’Inps provveda alla sospensione della trattenuta e al pagamento di quanto dovuto in tempi brevi».
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