Attese al Ps, scuse e novità in vista
Cona, le denunce degli utenti del pronto soccorso pediatrico hanno fatto centro
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Ha portato il bambino di 2 anni, con la febbre «che superava i 40°», al pronto soccorso pediatrico di Cona e ne è uscita con l’idea di consultare un avvocato. La lettera di protesta arriva da una mamma di Ferrara che domenica scorsa ha atteso due ore che il personale sanitario assistesse il bimbo, senza ricevere dal personale «alcuna attenzione, con una sala sporchissima e disorganizzata in cui alcuni barboni riposavano sulle brandine nei corridoi dove entravamo per andare nel bagno riservato ai bambini (tenuto in condizioni pietose)». Attesa che ha sfinito altre quattro persone, uscite con i bimbi prima che «fossero visitati». Dopo la chiamata in ambulatorio il medico visita il bimbo: gola, orecchie, torace e cuore. «Ma non gli vengono eseguiti esami del sangue e non viene somministrata una flebo al bambino che non beveva e non mangiava oramai da più di 15 ore e non faceva la pipì», osserva la mamma. All’1.40 di notte la donna lascia l’ospedale. Il consiglio dei sanitari è di portare il bambino, l’indomani, dal pediatra. Probabilmente la febbre così alta e senza ulteriori sintomi era causata, aggiunge la mamma, «da un’infezione urinaria». Il pediatra che poi ha visitato il bimbo «ha riscontrato una forte faringite e un principio di otite», precisa la donna, che « al Ps avevano escluso». Cinque mesi fa, conclude la mamma che minaccia azioni legali, sempre a Cona il chirurgo pediatrico era arrivato «2 ore dopo la chiamata». Altri casi di lunghe attese sono stati segnalati nelle ultime settimane. Ieri la risposta del Sant’Anna. Nelle due ore di attesa al ps pediatrico «sono stati visitati e assistiti in ambulatorio dallo stesso medico pediatra 13 bambini, 2 dei quali sono stati ricoverati, mentre il bambino della signora «appariva in discrete condizioni generali con una temperatura corporea di 39.2° C; era reattivo, non presentava segni di disidratazione» e nemmeno «segni meningei, il pannolino era bagnato (segno di diuresi conservata)». Alla mamma, prosegue lo scritto, è stato spiegato che, non sembrava utile eseguire esami di laboratorio tramite un prelievo di sangue, «perché il breve intervallo trascorso dall’inizio dello stato febbrile non avrebbe permesso di avere dati utili» per diagnosi e terapia. La prescrizione prevedeva «una terapia antipiretica e un’idratazione per via orale». Nessuno dei pazienti portati via dai genitori, inoltre, «era grave». L’azienda si scusa per lo stato degli ambienti denunciato dalla signora e annuncia «il potenziamento dei servizi igienici disponibili; una diversa pianificazione del giro delle pulizie; differenziazione dei percorsi di emergenza-urgenza pediatrici con ambienti dedicati e non promiscui». All’accesso, «non nuovo», di persone alla ricerca di un riparo il Sant’Anna spera di rispondere lavorando assieme alle «associazioni di volontariato».
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