«Denuncio e vengo presa a bottigliate»
di Marcello Pulidori
Una testimonianza dal Grattacielo: qui circolano sostanze di ogni genere, dalla finestra vedo tutto e disturbo gli spacciatori
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Preferiamo mantenere il suo anonimato, ma in questo racconto il nome è davvero l’unica cosa che manca. Il racconto è quello di una giovane donna (che chiameremo con un nome di fantasia, Maria) che dallo scorso novembre abita nel suo appartamento collocato all’interno di una delle torri del Grattacielo di Ferrara. Dove «acquistare un appartamento da 80 metri quadri oggi costa 15 mila euro». Parole lucide, fredde, che nulla concedono alla retorica. Una fotografia. “Scattata” da un osservatorio privilegiato (anche qui servirebbero le virgolette). E riportata con toni cronachistici. Un racconto-verità che ruota attorno (in tutti i sensi) al Grattacielo, una ventina d’anni fa luogo della Ferrara bene, studi legali e notarili, oggi diventata (in molte sue parti non tutte, per fortuna) ricettacolo di spacciatori e violenti. «Io vedo tutto - ci racconta Maria - , potrei tenere un diario ora per ora. So perfettamente quali sono le “piazze” di spaccio, chi sono le sentinelle che avvertono gli altri quando arriva la Polizia». Iniziamo ad entrare nel vivo. «Certo che - prosegue Maria - se carabinieri o tutte le altre forze dell’ordine arrivano con le pattuglie, gli spacciatori vedono e scappano». Parole che Maria calibra per non urtare la suscettibilità di nessuno, tanto meno di chi indossa una divisa: «Lungi da me parlare male di Polizia o carabinieri, io ho il massimo rispetto e la massima stima per chi fa questo lavoro». Droga, diceva, marijuana e cocaina soprattutto, che arriva in tutti i modi: «Una mattina mi affaccio dalla finestra e vedo chiaramente che uno di questi spacciatori aveva una sporta della spesa piena di dosi pronte per la vendita». Sguardi che Maria purtroppo sta pagando a caro prezzo: «Mi hanno presa a bottigliate qualche giorno fa - ci dice - , oramai sanno chi sono e quindi credo che prima o poi mi faranno qualcosa. Lo so, io li disturbo, anche quando scendo col mio cane. Anche la presenza di un cane li disturba». Chi compra la droga sa immediatamente dove scaricarla: «Pensi che dentro alle torri ci sono tubature alle quali non si dovrebbe poter accedere. Invece loro ci arrivano eccome, e nei fori delle tubature nascondono le dosi». Addirittura un fenomeno che riguarda anche minorenni: «La ragazzina arrivata qui alcuni giorni fa - dice ancora Maria - non ha più di 15 anni, glielo assicuro. Mi è sembrata italiana, ha pagato e ha preso un sacchettino. Marijuana, direi. E pensare che questo sarebbe un posto bellissimo, vicino alla stazione, ai servizi, con un parco davanti. Sarebbe, appunto». Nel Grattacielo non abitano soltanto delinquenti, ma anche «tante persone perbene, anche stranieri, con famiglia al seguito, persone che non danno alcun fastidio, anzi. Le faccio un altro esempio: qui abitano anche delle studentesse. Sa come fanno per andare da casa alla stazione? Prendono il taxi, per fare meno di 200 metri, perché hanno paura. Più di una è stata importunata e quasi aggredita». Si vive con la paura dentro: «Sempre. Basta dire che mia madre non esce di casa se non in mia presenza». A che ora si spaccia? «Dalle 7 della mattina, poi l’orario clou sono le 14,30/15, e poi c’è tutto il giro serale che gli spacciatori fanno con le biciclette. Il fine settimana il traffico aumenta. C’è una cosa che mi dispiace - si avvia a concludere Maria - : ho messo a disposizione il mio appartamento alle autorità, ma nulla si è mosso». Per non parlare del resto: «Chi urina contro i muri, le lascio immaginare la puzza, mentre le persone passano». La parte finale del racconto è una perla, si fa per dire: «L’area del Grattacielo è disseminata di telecamere per la video sorveglianza - conclude Maria - ma mi sono informata: sono tutte fuori uso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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