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«È la soluzione migliore Non aspettiamoci rilanci» 

Il futuro della banca per l’economista Gandini che ha presentato l’annuario Cds «I modenesi hanno fatto solo politica commerciale, più sportelli per la loro rete»

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«L'acquisizione da parte di Bper è la soluzione migliore. Ma non aspettiamoci il rilancio di una banca, visto che la Carife non esiste più da novembre 2015. Con l'acquisto della Nuova Carife i modenesi fanno semplicemente politica commerciale, in favore del loro istituto di credito: aggiungeranno sportelli alla loro rete, che qui è scarna, e niente altro»: è questo il parere dell'economista Andrea Gandini, a margine della presentazione dell'annuario del Cds, arrivato alla trentesima edizione. Il volume dà conto della leggera ripresa in corso nella nostra provincia, pur in un contesto di persistente debolezza. «Le due più grandi preoccupazioni in questo momento - dice Gandini - sono la disoccupazione giovanile e lo scontento sociale per la presenza degli immigrati. Su quest'ultimo punto serve ripensare molte cose e passare a un nuovo modello di integrazione, con lavori socialmente utili e gratuiti, lezioni di italiano e per la conoscenza delle nostre leggi».
Per il presidente del Cds Ferrara ha un punto di forza, «una classe media più vasta che altrove: è il 41% del totale della popolazione e ciò si dimostra un fattore positivo di stabilizzazione. Un esempio è il coefficiente di Gini, quello che misura la disuguaglianza, resta immutato dal 2003 a oggi».
La ricetta valida, secondo l'economista, per impostare una crescita maggiormente duratura è costituita da una serie di fattori: l'individuazione di un'unica società pubblico-privata per l'attrazione di investimenti, puntare sull'alternanza scuola-lavoro e fare della città un hub per turisti e studenti Unife. In Camera di Commercio interviene anche Luca Zaghi, imprenditore della Trw, azienda dell'area Sipro di San Giovanni d'Ostellato: «La nostra catena industriale è molto debole: siamo al traino, Ferrara è in pratica solo subfornitura. Non aiuta lo spezzatino istituzionale che si prepara, con Unindustria che guarda da una parte e la Camera di Commercio dall'altra. Può essere un'opportunità se si fanno valere le proprie istanze e solo se la manifattura rimane al centro».
Patrizio Bianchi cita ad esempio l'investimento di Bonifiche Ferraresi: «Lì c'è un pezzo di futuro - sostiene l'economista e assessore regionale - in un mondo agricolo che ancora ha tante potenzialità inesplorate. Quel che bisogna fare è coniugare la creatività alla capacità industriale: un modo di tornare alle origini, innovando». Non facile in un mondo che sta cambiando «e non in meglio - aggiunge Bianchi, reduce da un recente viaggio negli Stati Uniti di Trump -. La disuguaglianza genera disordine e conflitto. Oggi il livello nazionale è un fattore di destabilizzazione e i territori sono più importanti di prima, ma solo se sono luoghi di scambio. Erigere barriere è un calcolo sbagliato e le piccole patrie un suicidio».
Fabio Terminali

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